Voto

6

Il quinto album di Big Sean arriva a tre anni di distanza da I Decided e a otto da Detroit, un mixtape che porta con sé tutto il sentimento di riscatto dell’artista e una folta schiera di collaborazioni con rapper di primo livello (Kendrick Lamar, Wiz Khalifa, J. Cole ecc.). Detroit 2 è quindi un disco atteso dai fan, ma che pecca di un difetto evidente, l’assoluta prolissità: un’ora e undici minuti di produzioni e liriche ben realizzate che però non riescono a mantenere costante l’attenzione dell’ascoltatore.

Detroit 2 è un album introspettivo e propositivo, espressione di un percorso di crescita, acquisizione di consapevolezza e dosi di ottimismo che dispiegano la maturità personale e artistica di Big Sean. Lucky Me è un turbine di emozioni disinnescato dalla forza e dalla determinazione del rapper, che consegna all’ascolto tutta la sua vulnerabilità. ZTFO è una traccia appariscente che trasuda una spiritualità carica di speranza in cui meditazione e fede costituiscono la redenzione di Sean. Accompagnato da tre storie che raccontano la città di Detroit secondo il punto di vista di chi l’ha vissuta, tra cui la voce piena di positività di Stevie Wonder, l’album mostra tutta la fierezza di Big Sean riguardo le sue radici. Spavaldo ma anche riflessivo, Sean si riconferma un rapper capace di produrre barre sincere, a volte rilassate, altre volte più incisive, ma pur sempre emotivamente cariche di significato.

Le produzioni spaziano dall’hip hop più radicato, al R&B più sensuale, fino alla trap psichedelica di Lithuania (feat. Travis Scott), e costituiscono un buon tappeto sonoro su cui il flow dell’artista scivola con spensieratezza senza troppi indugi. Guard Your Heart con Anderson .Paak, Earlly Mac e Wale è un pezzo che musicalmente raccoglie e restituisce tutta la serenità dell’artista, mentre liricamente si fa portavoce di alcune battaglie sociali passate e future, sentite dai rapper come irriducibili. Wolves è uno dei pezzi più catchy dell’album e porta la firma di Post Malone porta una ventata di freschezza di cui l’album aveva sicuramente bisogno. Dopo Don Life (feat. Lil Wayne), che campiona Human Nature di Michael Jackson, Sean apre Friday Night Cypher: una traccia esplosiva nella quale si susseguono per quasi dieci minuti e senza alcuna riserva undici importanti MC, tra cui spiccano i nomi di Royce da 5’9’’ e Eminem.

Dieci minuti che danno il colpo di grazia all’album, facendo decollare definitivamente la sua prolissità. Tuttavia, Detroit 2 può dirsi un progetto maturo, prodotto di una forte esigenza espressiva che si snoda tra passato e presente con gioia e speranza: “The best part ’bout problems is problems all come with solutions” (Feed).

Deborah Cavanna