Voto

7

Nel 2018 toccò a Black Panther, quest’anno invece è The Lion King che punta a sbancare il botteghino, ricordando a tutti quanto la cultura afroamericana sia in grado di catalizzare su di sé attenzioni e raccontare storie come pochissimi hanno fatto finora. E, come per il blockbuster Marvel (accompagnato dall’album Black Panther: The Album di Kendrick Lamar), anche la Disney ha deciso, per la colonna sonora del suo nuovo film, di affidarsi alla regina indiscussa dell’immaginario black contemporaneo: Beyoncé.

In The Lion King: The Gift Queen Bey non si accontenta però di guardare solamente entro i confini americani, e sfrutta il suo status di “protagonista” del film (è lei a dare la voce a Nala) per arricchire oltremodo il disco pescando dalla scena afrobeat internazionale. Oltre ai mostri sacri Jay-Z, Kendrick Lamar e Childish Gambino e il diorama musicale dipinto dalle voci nuove e coinvolgenti di 070 Shake e Tierra Whack ci sono performer come Salatiel e Tiwa Savage che contribuiscono a dare profondità e rendere ogni canzone un capitolo parte di una storia più grande.

Quella proposta da The Lion King: The Gift è una narrazione alternativa, figlia del film in CGI che a sua volta vive nel paragone con il suo predecessore, ovvero il cartone animato Disney. A reggere tutte le aspettative comparse attorno a questo progetto ci pensa Beyoncé, che oltre a tessere le fila del progetto pone ancora una volta la sua aura ormai mistica sulle canzoni in cui è protagonista: in Otherside la sentiamo cantare in swahili, mentre in Brown Skin Girl, circondata da ritmi tribali, tira fuori tutta la carica femminista che da sempre anima la sua figura (una sorta di seguito di Who Run The World ma dalle sonorità decisamente più morbide).

Matteo Squillace