Voto

10

Di solito c’è un grande album nella carriera di un artista che ne delimita il confine tra mediocrità ed eccellenza, e Beyoncé lo sa.

Da I Am… Sasha Fierce all’omonimo Beyoncé, si pensava che ormai l’artista fosse giunta al proprio punto di arrivo, ma la smentita era dietro l’angolo: ecco Lemonade, il capolavoro.

Il sesto album della signora Carter ha il potenziale di un’arma nucleare e lo sfrutta appieno: la base reggae di Hold Up (tra i credits Ezra Koening dei Vampire Weekend e Father John Misty), il blues con forti tinte garage di Don’t Hurt Yourself (in collaborazione con Jack White), il country di Daddy Lessons e Freedom, inno ai diritti degli afro-americani featuring Kendrick Lamar, sono alcuni esempi di quanto, anche nel sound, Lemonade sia vario ma allo stesso tempo compatto come un muro.

Beyoncé incide un pezzo di sé in un disco rabbioso e impegnato, toccando le vette più alte della propria carriera.

Christopher Lobraico