Voto

7.5

Bernardo Bertolucci – No End Travelling è una lettera d’amore scritta per immagini, un omaggio che ripercorre le lunghe interviste inedite di Mario Sesti a Bertolucci in veste di critico e giornalista, ma anche e inevitabilmente di amico: ne sono testimonianza le fotografie che scandiscono il ritmo e la linea narrativa del documentario.

L’amicizia che li lega da anni si fonda sul fascino che il mezzo cinematografico esercita su entrambi: la sua capacità di mostrarsi e nascondersi allo stesso tempo, di impressionarsi per sempre senza tuttavia esaurire mai la sua capacità di modificarsi costantemente per interrogarsi sulla realtà. “Bernardo”, racconta Mario Sesti, “mi regalò un’inquadratura di Novecento (1976) che non fu mai montata. Il cinema iniziò con un treno in corsa. Bertolucci mi regalò l’inizio del cinema”. L’inquadratura rappresenta infatti un treno in corsa ripreso frontalmente da una carrellata in avanti: a tratti sembra raggiungerti, a volte sembra che tu non lo possa raggiungere mai; come un bambino che si dirige verso la madre – spiegherà Bertolucci in un’intervista rilasciata a Lauren Tirard (pubblicata ne L’ occhio del regista. 25 lezioni dei maestri del cinema contemporaneo, Minimum Fax, 2012) –, al contrario, invece, la carrellata all’indietro rimanda al movimento del bambino che cerca di scappare. Il movimento della macchina da presa era l’ossessione di Bernardo Bertolucci. 

Scomparso il 26 novembre 2018 dopo una lunga malattia, Bertolucci ha rappresentato l’anello di congiunzione tra il cinema della nouvelle vague, con le sue spinte rinnovatrici e le teorizzazioni di Godard, e gli esponenti di quella che può essere considerata la nostra rivoluzione cinematografica, a cavallo tra gli anni Sessanta e Settanta. Mario Sesti, che solo un anno prima aveva ripreso una lunga conversazione tra lui e il regista per una serie dedicata ai Mestieri del cinema, decide di farne un documentario, in cui ricordo affettivo dell’autore si fonde alla loro conversazione inedita. Bernardo Bertolucci – No End Travelling restituisce infatti allo spettatore un ricordo dolce e prezioso del regista emiliano, che con i suoi aneddoti fa prendere vita ai personaggi dei suoi film e svela confessioni inedite.

Quel treno in corsa drappeggiato dal rosso delle bandiere non fu mai montato in Novecento ed è stata proprio questa scelta a renderla un’inquadratura potenzialmente infinita, autonoma, che racchiude l’essenza del cinema: trasportarci altrove

Anna Pennella