Voto

8

Nel 2012 Kid Rock cantava God Save The Rock and Roll. Un messaggio semplice, diretto e recepito a pieno da Benjamin Booker: venticinque anni ma uno stile che trasuda maturità e piena consapevolezza delle proprie capacità. Witness implica un  salto di qualità rispetto a quanto prodotto finora, un trampolino di lancio che promette una carriera in ascesa.

Dieci brani che spaziano dal blues al garage rock, intervallati da viscerali ballate, con influenze che vanno dallo psychedelic folk dei T.Rex fino al post-punk dei The Gun Club in una commistione di generi sapientemente orchestrati dalla voce giovane ma decisa del ragazzo di Virginia Beach. Pianoforti e archi – come quelli presenti in Believe o ancora in Motivationsono delle piacevoli sorprese mentre degno di nota è l’apporto di Mavis Staples e dei suoi cori di matrice gospel all’interno di Truth is Heaven e della title-track Witness.

Una crescita esponenziale e quasi inaspettata nell’arco di soli tre anni. Witness è lo spaccato di una vita vissuta da spettatore, testimonianza di una realtà soffocante, capro espiatorio di ogni sofferenza e sempre più causa di un malessere generazionale.

Sabino Forte