Voto

4

Presentato ad Alice nella Città, Bellissime è il nuovo lungometraggio di Elisa Amoruso, da accostare necessariamente al chiacchieratissimo (e criticassimo) docufilm Chiara Ferragni – Unposted (Italia, 2019). La regista romana mutua dal film presentato a Venezia76 la struttura metanarrativa da dietro le quinte, inoltrandosi nell’imperturbabile vacuità degli eventi mondani. Fomentate da interminabili home movie girati dalle madri per imbastire la futura “vita alla Chiara Ferragni”, le protagoniste non sognano altro che di avere centinaia di migliaia di follower: sono Giovanna, baby modella per Barbie negli anni duemila; Francesca, che cerca di seguire le sorelle nella scalata del mondo della moda; Cristina, madre e fanatica della pole dance; Valentina, che sogna di partecipare a un reality

Le rapide sequenze dei video casting amatoriali delle protagoniste immergono lo spettatore nel nucleo della pellicola: quattro persone che cercano di assicurare (e associare) il successo personale alla propria figura esteriore. Se Chiara Ferragni – Unposted ha provato (malamente) a impostare un’indagine sociologica sulla modalità con cui l’influencer milanese è riuscita a creare un vero e proprio impero finanziario attraverso utilizzo e lo sfruttamento delle possibilità rese disponibili dall’era post-digitale, Bellissime fa un’ulteriore passo indietro: Amoruso implode in una messinscena superficiale, stagnante e quasi fastidiosa per la sua mancanza assoluta di un’intenzione, di un indirizzo. Ogni spunto resta valido se considerato in potenza; ma si finisce per parlare un po’ di tutto, senza alcun approfondimento.

Bellissime cerca disperatamente qualcosa che non ha il coraggio di affrontare davvero, neanche quando lo trova, galleggiando in un mare di fascinazione senza spirito critico.

Davide Spinelli