Difficilmente l’architetto tedesco Walter Gropius avrebbe potuto prevedere l’impatto che effettivamente ebbe la sua scuola, fondata a Weimar nel 1919. Oggi, a distanza di un secolo, il Bauhaus continua a esercitare la propria influenza nei campi del design, dell’architettura, della scultura e della pittura; anche se l’utopia creativa immaginata dai suoi membri non si realizzò mai nel modo in cui l’avevano intesa. Bauhaus Spirit: 100 anni di Bauhaus è un ampio documentario diretto dai registi tedeschi Niels Bolbrinker e Thomas Tielsch che traccia una panoramica vivace e affascinante del movimento, legandolo alla nascita della società moderna e meccanizzata: perché anche l’arte può funzionare da motore della società.

Il Bauhaus nacque in un momento particolarmente fertile: la prima guerra mondiale era finita e, con l’Assemblea Nazionale nel 1919, la Germania sembrava pronta a diventare il centro della cultura europea. All’alba della Repubblica di Weimar realtà come Berlino, Monaco e Dresda divennero importanti centri d’arte e subirono l’influenza del Bauhaus nelle scelte architettoniche, optando per abbandonare le caratteristiche emotive e psicologiche dell’Espressionismo in favore di un’estetica più razionale.

Bauhaus Spirit ripercorre le sfide affrontate dai membri del Bauhaus, tra cui Wassily Kandinsky, Paul Klee e László Moholy-Nagy, per opporsi al crescente estremismo politico e all’inesorabile minaccia del nazismo. Quando la situazione divenne insostenibile, Gropius fuggì in Gran Bretagna nel 1934, raggiungendo l’America tre anni dopo. Molti artisti del Bauhaus seguirono il suo esempio, ma questa diaspora non spense il movimento, che ha continuato a farsi sentire al di fuori della Germania, dando vita negli Stati Uniti, ad esempio, alla pittura color field e hard-edge.

Il film non si focalizza esclusivamente sulla storia del Bauhaus, ma si estende a indagare come la visione degli artisti del Bauhaus continui ancora oggi a stimolare iniziative creative interdisciplinari. L’obiettivo di Gropius e degli altri membri era infatti fondere arte, artigianato e tecnologia al fine di realizzare la loro utopia: un nuovo mondo razionale costruito sulle rovine di una nazione devastata dalla guerra, all’interno del quale fosse possibile realizzare il modo migliore di vivere. Ed è un sogno che continua oggi, nel campo dell’architettura sostenibile e della progettazione urbana.

Anna Bertoli