Voto

5

Troppi richiami ovvi dietro a Barry Seal – Una storia americana: Quei bravi ragazzi e Blow per cominciare, ma soprattutto The Wolf of Wall Street con tutta la sua opulenza e sfacciataggine. L’ispirazione cinematografica, però, non viene sfruttata a pieno da Doug Liman.

È come se il lavoro di produzione avesse seguito direzioni opposte: montaggio e musiche, che scandiscono i continui spostamenti aerei e rappresentano i picchi di esaltazione del protagonista (Tom Cruise) sono incisivi e d’impatto, si rivelano il vero motivo d’intrattenimento in sala. Al contrario, le scelte registiche risultano perlopiù banali e povere d’inventiva: la narrazione condotta tramite VHS registrate da Cruise, i continui flashback introdotti da una voce fuoricampo disinvolta e vivace, il finale prevedibile sono solo alcuni dei punti deboli della pellicola. In un climax di elementi già visti, Tom Cruise si aggiudica il primato, offrendo la solita interpretazione scanzonata fatta di espressioni beffarde e sorrisetti sornioni che difficilmente il pubblico in sala riesce più a digerire.

Anna Magistrelli