Voto

7
Fresca del suo primo Oscar Viola Davis regala un’interpretazione elegante, la cui semplicità mostra senza edulcorazioni la condizione di una moglie afroamericana a metà degli anni ’50 e le difficoltà interne ed esterne che deve affrontare insieme alla sua famiglia. Risulta così simbolica l’importanza conferita da Washington (Troy), in veste di protagonista e di regista, alla costruzione di uno steccato per il cortile, unico elemento di protezione della famiglia dalla dura realtà esterna, che si rivelerà però controproducente per i conflitti interni dovuti all’eccessiva autorità di un padre deluso e umiliato dal mondo.
 
L’atmosfera, inizialmente distesa, si carica progressivamente di macigni che i personaggi si portano dentro con stoica sopportazione, fino a esplodere in sequenze di inaudita violenza al limite del melodramma. Parallelamente il ritmo della narrazione si fa più concitato e le riprese si stringono sulla mimica degli attori, con uno stile di regia che ricalca quello teatrale in modo eccessivo e barocco.
 
Barriere è un dramma quotidiano, uno spaccato di vita in cui la realtà sociale e familiare si intrecciano e si fondono, creando dei muri aggirabili solo con la comunicazione e la comprensione. Ma nella famiglia di Troy la frustrazione lascia spazio solo a imposizioni e oppressioni devastanti, seppur inconsapevoli. Unico raggio di luce della vicenda è Rose (Viola Davis), una donna forte, in grado di proteggere da sola la propria famiglia, o almeno il suo ricordo, con dolcezza e determinazione.

Caterina Polezzo