Voto

7

Torpignattara, nota come Torpignatta, periferia sud-est di Roma: è qui che batte forte il cuore pulsante di mille etnie. Ed è proprio da qui che parte Bangla, opera prima di Phaim Bhuiyan: un ritratto estremamente realistico, ma coperto da un inevitabile velo di comicità e buoni sentimenti, essenza della comunità bangladese radicata nella Capitale.

Il regista, qui anche protagonista, racconta la storia di Phaim, un ventiduenne, appunto, bangladese e musulmano, alle prese con l’adolescenza e tutte le implicazioni del caso: il dissenso/assenso nei confronti della propria cultura, dei propri genitori, della propria religione, dei propri credo. E poi le ragazze, il sesso e l’amore più in generale. Un teen movie di spessore, con un risvolto cinefilo mai scontato: tante le influenze che emergono dalla costruzione delle inquadrature. Si pensi al prologo del film, in cui la presentazione delle tipologie che vivono il quartiere (gli hipster, i vecchi, i bangladesi) ricorda molto lo stile di Wes Anderson, con camera fissa sui soggetti, inquadratura centrale e voce fuori campo di alleniana memoria, con cui Phaim racconta senza filtri le vicende (anche rompendo la quarta parete con qualche sguardo in camera) e dà voce ai propri pensieri più intimi.

Un esordio sul grande schermo che non lascia perplessità: la narrazione fila liscia e senza buchi di sceneggiatura, a volte planando, altre volte sorvolando in modo molto intelligente su temi caldi come razzismo, integrazione, cultura e nuove generazioni.

Caterina Prestifilippo