Voto

7

Why Are You OK, quinto album in studio per la band originaria di Seattle, annuncia un nuova parentesi, si spera più florida del passo falso fatto con Mirage Rock nel 2012 (nonostante la produzione fu affidata al celeberrimo Glyn Johns). Il tentativo è ora quello di ritornare alle sonorità più indie-rock dell’esordio della band nel 2006 con Everything All The Time; e risulta allora assennata la scelta di affidare la produzione a Jason Lytle dei Grandaddy, band indie-rock americana di discreto successo nei ‘90s.

Questo nuovo album gode di due anime, separate dal brano strumentale Hold On Gimme A Sec, e risulta più riuscita la prima della seconda. Il disco si apre con la voce di Ben Bridwell delicata e pungente allo stesso tempo, la quale crea un’atmosfera sognante che ricorda molto le sonorità dei Radiohead (Dull Times/The Moon); segue Solemn Oath, brano non particolarmente esaltante e che risulta già sentito (come non ritrovarci i Mumford & Sons di Sigh No More e Babel?). Ma il sound torna sul giusto binario con la struggente orchestrazione di Hag e con il pezzo più “poppettaro” Casual Party. Infine In A Drawer chiude la prima parte, con la sua batteria minimal e una maggiore sperimentazione di suoni sintetici.

Dopo la parentesi strumentale, l’album subisce una svolta a tratti inspiegabile e passa a brani dalle sonorità country come Throw My Mess e Country Teen, alternati a insipidi pezzi rock (Lying Under Oak, Barrel House). A concludere degnamente il lavoro è Even Still, struggente nel testo quanto nell’orchestrazione (ben calzanti gli archi in accompagnamento): “Well I waited for you, all the thoughts twist around, the visions of you get lost in the clouds. What now?”, con questi versi intensi Bridwell esce di scena.

Gaia Ponzoni