Voto

5

Inizialmente pianificata per il 2 dicembre, l’uscita di The Stage è stata anticipata a sorpresa, sorprendendo tutti gli addetti ai lavori e, probabilmente, gli stessi Avenged Sevenfold, gabbati dalle maggiori piattaforme p2p. Preambolo necessario alla luce delle controversie e delle sostanziali modifiche al sound della band: l’abbandono delle sonorità metalcore caratterizzanti lavori precedenti come Waking The Fallen o il più recente Avenged Sevenfold, la battaglia legale contro la Warner Bros che ha portato il gruppo a distaccarsene e l’ennesimo cambio alla batteria con l’ex Bad Religion Brooks Wackerman.

Concept album giostrato sulla tematica del creazionismo, The Stage ritrova in Matthew Shadows il narratore principale. Poche le note liete, basate perlopiù sulle abilità tecniche del quintetto di Orange County piuttosto che sulle sonorità. A partire dalla title track, infatti, il disco gioca sulla versatilità della possente voce di Shadows, che si muove tra registri differenti e trova un fruttuoso sostegno negli onnipresenti soli prodotti dalla Schecter di Synister Gates. Proseguendo nel percorso, emergono Angels e Roman Sky, due brani d’introspezione che trovano la loro peculiarità nell’inserimento di archi e orchestrazioni, che risultano però ininfluenti per la resa stilistica.

Gli Avenged Sevenfold compiono un passo indietro rispetto ai lavori precedentemente prodotti dagli A7X: il gruppo californiano scade nella prolissità, abbandonando quelle caratteristiche fondamentali che avevano fatto di loro una band di successo.

Sabino Forte.