Voto

6

Assolo soffre della stessa patologia della protagonista: vorrebbe ma non riesce. La regista Laura Morante può vantare il merito di averci provato, ma non arriva a compiacere com’era invece successo con Ciliegine, e lascia lo spettatore insoddisfatto. Gli sketch suscitano risate, sì, ma fino a un certo punto. I personaggi sono interessanti, ma portano a una scarsa immedesimazione. Il brio che dovrebbe caratterizzare una commedia di questo tipo si spegne così a cadenza regolare nelle sequenze, denotando una sceneggiatura curata a macchia di leopardo.

Una trama ambiziosa e un intreccio davvero originale. Non è, infatti, la solita commedia sulla donna di mezza età che si ritrova triste e sola in un mondo di uomini ai quali non riesce ad approcciarsi, preda della competizione contro donne che puntualmente la sconfiggono svilendone l’autostima. Questi temi, di per sé triti e ritriti, vengono proposti in modo nuovo, unendo alla dimensione della vita reale di Flavia (interpretata dalla stessa Morante) la sua seconda dimensione, quella onirica, rivelatrice della sua indole, che viene presentata tramite il personaggio della psicanalista (interpretata da un’ammirevole Piera Degli Espositi). La comicità che scaturisce dal rapporto tra le due donne, a fronte della sfiducia di Flavia nei confronti della figura che dovrebbe invece curarla, è genuina e al contempo surreale.

Un ennesimo punto a favore è la morale celata, ma non troppo, dalla regista: la potenza dell’assolo di ciascuno di noi è data anche dall’autostima, una dimensione che nessuno può aiutarci a trovare se non noi stessi. Vivere sulle note di un assolo può essere un percorso solitario, ma al contempo può aiutarci a comprendere e ad accettare quei nostri difetti intrinseci coi quali prima o poi dobbiamo fare i conti per non rimanere incagliati nei flutti di una vita traballante.

Non presentando particolari pregi tecnici, il vero valore della pellicola risiede in questo dualismo della trama, che ambisce a trattare con un sorriso sdrammatizzante temi profondamente malinconici.

Gloria Venegoni