Voto

6.5

Ibridando la storia vera e la favola simbolica, Aspromonte – La terra degli ultimi racconta la storia dolceamara degli uomini, le donne e i bambini che all’inizio degli anni ’50 decisero di fare uscire Africo, il loro paesino incastonato tra le montagne della Calabria, dall’isolamento, costruendosi da soli una strada che lo collegasse al resto dell’Italia. La dimensione della vita popolare del profondo Sud emerge specialmente dalla caratterizzazione dei personaggi, figure tipiche dell’Italia agricola preindustriale: il prete, il prefetto, il brigadiere dei Carabinieri, il Don protettore con il fucile, il medico condotto, la maestra elementare in missione umanitaria dal nord.

Attraverso una stereotipizzazione intelligente, il film condanna il paternalismo di uno Stato che ignora chi viene lasciato indietro nel progresso e nella civilizzazione, ancora legato alla tradizione, alla terra e alle radici. In contrasto con una civiltà industriale non ancora consolidata in Italia, ad Africo resistono strenuamente il lavoro manuale nei campi e il socialismo comunitario, adombrati da contraddizioni di potere insanabili. L’elemento portante del film è l’immagine, ricercata attraverso una formalizzazione compositiva debitrice dell’approccio documentaristico di Mimmo Calopresti, richiamando il primo Visconti, il verismo verghiano e le dinamiche del western. Pur tratto da una storia vera, l’iperrealismo poetico che tinge ogni scena aggiunge un’aura fiabesca a una sceneggiatura a tratti debole e didascalica, donandole la tridimensionalità che le mancava.

Pietro Bonanomi