Voto

5.5

Tom Hanks viene chiamato a prendere i panni di un uomo d’affari in crisi, costretto a lanciarsi in un’avventura orientale per strappare un contratto al ricco re arabo saudita. Un compito non semplice, vista la trama incredibile e bizzarra di Aspettando il re, pellicola che sembra a tratti richiamare il canovaccio di Rock the Kasbah (2015). La strategia compositiva della sceneggiatura è infatti simile: il focus è tutto sul personaggio principale, assediato da una macchina da presa che non lo lascia mai solo, permettendo al pubblico di empatizzare e affezionarsi a lui.

Il film è spaccato in due, diviso tra una prima parte in cui la storiella surreale intrattiene e diverte e una seconda priva invece di slancio e appesantita da una retorica morale spicciola. Nonostante si rimanga affascinati dalle numerose panoramiche che svelano le linee e i colori dell’Arabia Saudita, tra deserti e folklore cittadino, non è facile digerire l’appesantimento generale della pellicola, che non riesce a nascondere la necessità di voler chiudere i giochi su uno scenario felice e conciliante. Si smorza così l’atmosfera iniziale leggera ma mai superficiale, che permetteva uno scambio di battute semplici ed efficaci, e crolla il sistema dei personaggi, solo in parte sostenuto dall’ennesima grande prova di Hanks.

Ambrogio Arienti