Torna in settanta sale italiane per l’iniziativa “Il Cinema Ritovato” Ascensore per il patibolo, la meravigliosa pellicola esordio di Louis Malle, restaurata e ridistribuita dalla Cineteca di Bologna in collaborazione con Lucky Red.

Dopo Grisbì (Touchez pas au grisbi, 1954) di Jacques Becker e Rififi (Du rififi chez les hommes, 1955) di Jules Dassin, che tanto influenzerà anche il cinema italiano, gli anni Cinquanta regalarono un’altra indimenticabile storia grazie alla freschezza di un giovane regista ribelle, già collaboratore di Robert Bresson: Louis Malle. Dopo la codirezione de Il mondo del silenzio (Le Monde du silence, 1956), Malle firma regia e sceneggiatura di Ascensore per il patibolo (Ascenseur pour l’échafaud, 1958), un noir straordinario che trova la sua forza negli intrecci di una narrazione perfetta

In un disegno compatto e senza sbavature, fatto di primissimi piani, di equivoci e di sussurri disperati, Malle descrive le vicende di un delitto passionale, imperfetto e sfortunato architettato da due amanti che mai si incontreranno se non – indirettamente – nella sequenza finale. Nonostante la totale dedizione all’immagine, Malle non risparmia la critica antiborghese nei confronti di una società fondata sul potere dei nuovi colossi imprenditoriali. La sicurezza del Sig. Carala (Jeanne Moreau) di fronte alla pistola puntata è infatti emblema del disprezzo per questo mondo ormai avariato: “Che cos’è questo scherzo?”, replica sorridente il capo all’intimidazione del protagonista Julien Tavernier (Maurice Ronet). E ancora: “Sputate tanto sulla guerra; quanti miliardi vi ha fruttato l’Indocina? E l’Algeria, quanti ancora? Rispettate le guerre signor Carala, sono le vostre fabbriche migliori”.

ascensore per il patibolo

Ascensore per il patibolo rappresenta la chiarissima visione di Malle della società francese e dispiega – attraverso un caso limite – una nazione alle prese con una ricostruzione non solo economica ma anche culturale. Come strumento della propria critica, Malle mette lo spettatore di fronte a un assassinio riuscendo persino a farlo sembrare giusto: motivata dalle nefandezze del potere, la morte del signor Carala non è sconvolgente. Julien Tavernier, infatti, è l’ennesima vittima della Storia che prova a vendicarsi con un atto estremo di libertà.

La sensibilità del regista emerge non solo dalle sequenze malinconiche, da quelle ricche di suspense o dalla narrazione di un amore impossibile, disperato e lacerante, ma anche dalla descrizione di una Parigi sorniona, un po’ sogno e un po’ incubo. L’autostrada, il Motel, i bistrot della notte visitati dalla girovaga amante compongono uno splendido dipinto in bianco e nero, opera riuscitissima di un attento osservatore della realtà. Assistito dal direttore della fotografia Henri Decaë, Louis Malle aggiunge così un innovativo pizzico di romanticismo al giallo francese.

Ma il tocco geniale e fortunoso (a proposito della casualità dell’incontro) proviene dalla musica, da quel jazz che Malle amava tanto: la colonna sonora dona un profumo tutto particolare all’immagine, arricchendo il bianco e nero di una fragranza inedita attraverso la tromba di Miles Davis e il virtuosismo esasperato di questo compositore visionario della musica mondiale. La colonna sonora venne registrata in una notte, come spesso accade alle cose meravigliose, dopo aver visto il film solo due volte: Malle proiettava le immagini, Davis improvvisava col suo strumento; un connubio vincente e destinato ad avere un proseguo.

Nouvelle Vague prima della Nouvelle Vague, Ascensore per il patibolo è una buona occasione per tornare ad apprezzare il cinema francese degli anni Cinquanta, un cinema d’autore capace di sussurrare oltre l’immagine.

Marco Mingolla