Voto

7

La musica come strumento di libertà non è un argomento nuovo, ma assume un significato del tutto originale nel quadro storico-politico in cui si svolge l’azione: si tratta della Tunisia del 2010, oppressa dal governo autoritario di Ben Ali e scossa dalle proteste popolari. In questo panorama ostile emerge la voce di Farah (Baya Medhaffer), la diciottenne ribelle leader di un gruppo rock-politicamente schierato che si oppone al regime conservatore vigente. Un tema non casuale per la regista tunisina Lela Bouzid, che riprende dal padre Nouri Bouzid gli argomenti trattati, volgendoli però verso un punto di vista squisitamente femminile.

Con una regia a tratti documentaristica Bouzid riesce, infatti, ad amalgamare in maniera realistica i problemi tipici di un’adolescente (il desiderio di ribellione, il sesso, i conflitti con la madre preoccupata per le prese di posizione della figlia) e le vicende politiche, realizzando un film coinvolgente e toccante in cui la musica non è un semplice accompagnamento, bensì un vero e proprio “canto per la libertà”.

Alessia Arcando