A volte musica e sport si intrecciano in modo inaspettato, e quando Antonello Venditti decide di comporre l’inno della Roma è probabilmente la magia di due passioni che si uniscono ad aver prodotto un capolavoro. Almeno, questo è il pensiero di “France Football”, un famoso settimanale francese che ha stilato una graduatoria di tutti gli inni più belli dei campi di calcio europei. Se al primo posto di questa classifica difficilmente verrà spodestato You’ll Never Walk Alone dei tifosi del Liverpool, al secondo posto troviamo proprio l’inno composto da Antonello Venditti per la sua magica Roma, che proprio in questo momento si sta giocando una delle prime quattro posizioni per la Champions League della stagione.

Ma nella top ten non c’è unicamente l’inno giallorosso come canzone italiana: “France Football” ha preso in considerazione un altro brano ideato per una squadra italiana, anche se probabilmente la maggior parte dei tifosi non l’avrebbe mai neanche immaginato. Si tratta dell’inno Dale Cavese, realizzato da parte dei fan della squadra originaria di Cava de’ Tirreni, che gioca in Serie D. Sul gradino più basso del podio, invece, troviamo Toujours on va gagner, del Wydad Athletic Club di Casablanca; ma c’è anche tanta Grecia, ad esempio con l’Horto Magiko dei tifosi del Panathinaikos.

La storia dell’inno realizzato da Venditti

Per apprezzare ancora di più questo splendido inno che Venditti ha scritto a cuore aperto per la sua squadra che ama, bisogna risalire al lontano 1975. Infatti, la canzone Roma (non si discute si ama)/Derbynacque come singolo lanciato da Venditti e poi inserito nel lato A della cassetta (a quel punto ribattezzato con il titolo di Roma Roma o Roma Roma Roma). In seguito la canzone ha fatto capolino anche in tanti altri album dell’artista, come in Circo Massimo, pubblicato nel 1983, Circo Massimo 2001, ma anche all’interno delle raccolte Diamanti (lanciate nel 2006) e TuttoVenditti, diffusa nel 2012. La canzone, diventata ormai il simbolo della squadra giallorossa, è stata scritta insieme ad altri autori, ovvero Gianmpiero Scalamogna, Franco Latini e Sergio Bardotti. Stando a quanto è stato narrato in un secondo momento da parte di Scalamogna, tutto nacque da un’intuizione avuta nel 1974, come una sorta di sfida. Voleva infatti essere una risposta all’incontro che poco tempo prima era avvenuto all’interno degli studi della RCA tra gli Oliver Onions e Giorgio Chinaglia, ex calciatore della Lazio morto in Florida nel 2012 all’età di 65 anni. L’obiettivo di Gepy, quindi, era quello di controbattere a dovere ai fratelli De Angelis.

Come divenne l’inno ufficiale della Roma

Passarono però diversi mesi prima che la canzone vide la luce, dal momento che la scrittura del testo si dilungò rispetto a quanto previsto. Ebbene, una volta terminata l’incisione, ecco che la canzone venne svelata di fronte alla società di calcio giallorossa, durante un incontro in cui non potevano mancare anche il presidente Anzalone e l’allenatore Nils Liedholm. A tutti piacque immediatamente, e per questo la scelta di suonarla allo stadio si può considerare una conseguenza quasi naturale delle circostanze. Il primo dicembre del 1974 venne eseguita per la prima volta dal vivo, in occasione di una partita sentitissima a Roma, ovvero il derby con la Lazio. Quello fu solo il primo atto di una lunga storia d’amore: due settimane dopo, il 15 dicembre, il brano di Venditti venne riprodotto dagli altoparlanti dello stadio dopo che Penzo fece esplodere di gioia i tifosi per un goal. Una decisione non vista di buon occhio dalla Federazione, che decise di comminare una corposa multa alla Roma. In men che non si dica, però, quella canzone era stata identificata come l’inno della Roma e, di conseguenza, diventò anche il vero e proprio inno ufficiale della squadra. Solamente per qualche anno, dal 1978 fino al 1983, la società decise di scegliere la canzone Forza Roma Forza Lupi di Lando Fiorini come inno ufficiale, perché il presidente Dino Viola non voleva un brano composto da Venditti, che in quel periodo era troppo schierato politicamente.