Voto

8

La scala del tempo geologico è una grande acquisizione della comunità scientifica internazionale, un documento che presenteremo con soddisfazione agli extraterrestri quando un giorno potrebbero arrivare a visitarci. Se saremo ancora in vita. Sì, perché sebbene le aspettative di vivere a lungo sembrino aumentare e le preoccupazioni legate alla salute diminuire, il pericolo più grande che minaccia la sopravvivenza dell’uomo sulla Terra è l’uomo stesso. Niente di nuovo dal fronte occidentale, se non fosse che tutti hanno le ore contate, nessuno escluso, a meno che non si inverta prepotentemente la rotta.

Sin dal principio dei Duemila, i geologi hanno introdotto al grande pubblico il termine “antropocene”, con il quale si indica l’era geologica determinata dal modo in cui il comportamento modifica in maniera irreversibile l’aria e la terra del pianeta. Anthropocene – The Human Epoch (2018) segue esattamente questa tesi e, grazie alla voce fuori campo di Alicia Vikander, illustra i cambiamenti atmosferici, climatici e strutturali che, per la prima volta dopo 4,5 miliardi di anni, stanno determinando una nuova e sconosciuta catena di distruzione.

Presentato nel 2019 al MAST di Bologna e associato all’omonima esposizione fotografica e virtuale, il documentario nasce come intervento artistico attorno a cui, da oltre dieci anni, lavorano i registi Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier e il fotografo Edward Burtynskym. Il film, terzo di una trilogia ambientale (Manufactured Landscapes, 2006 e Watermark, 2013), segue gli studi del chimico Paul Krutzen e i progressi di un gruppo di scienziati che, a livello internazionale, registrano i pericolosi e repentini cambiamenti della natura causati dall’intervento massiccio e violento dell’uomo nel suo ecosistema. La narrazione indaga scientificamente le conseguenze dell’accumulo di rifiuti e plastiche nelle periferie di Nairobi, dove uomini e animali condividono la stessa miseria, e allo stesso tempo trasmette il disastro geografico e psicologico di Norilsk, la città siberiana più inquinata della Russia. Sviluppato in capitoli a se stanti, e pure tutti sotto la stessa pioggia acida e inquinante, Anthropocene si apre e si chiude ad anello nella denuncia dei contrabbandieri di zanne d’avorio, exemplum per lo spettatore di un insostenibile stato delle cose.

Ora tocca a noi.

Agnese Lovecchio