Voto

7.5

A Locarno si è guadagnato la Menzione speciale della giuria perché “tocca il cuore”, e per lo stesso motivo ha riempito il cinema all’aperto di Palazzo Reale di Milano lo scorso 13 settembre.

In bilico tra finzione e documentario, i registi Tizia Covi e Rainer Frimmel confermano il loro stile naturale e spontaneo di matrice rosselliniana: attori esordienti e non professionisti, sceneggiatura aperta ai cambiamenti, preferenza per il primo ciak (in generale, non più di tre), assenza di dialoghi scritti, privilegio assoluto dell’improvvisazione. Il punto di partenza sono infatti personaggi, che vengono seguiti dai registi per anni così da conoscerne la vita, il mestiere, la storia e l’essenza, accumulando tutto il prezioso materiale che gli regalano spontaneamente. La storia viene scritta solo in un secondo momento, e non è altro che una scusa per condividere questi personaggi speciali eppure semplici, un’umanità ai margini della società e forse per questo l’unica rimasta autentica. Sempre ambientato in un circo, anche il vincitore della 52a Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro, Les Ogres, verteva sullo stesso tema.

La quête del protagonista Tairo (Tairo Caroli) di un ferro piegato regalatogli quando era piccolo da Arthur Robin aka Mister Universo procede in parallelo con quella dell’amica Wendy (Wendy Weber), secondo una complementarietà che ricorda il montaggio alternato di Griffith. Ma anche questa ricerca è solo la maschera di un romanzo di formazione, di un viaggio emotivo nei ricordi custoditi in questo oggetto porta fortuna, simbolo di ricordi che non si vuole perdere.

Benedetta Pini