Marescotti Ruspoli sbarca al cinema con Amusia, esordio fulminante che ripercorre il viaggio di due anime, quella di Livia e quella di Lucio, il cui incontro fortuito è destinato a scuotere le loro vite in modo irreversibile. Livia (Carlotta Gamba) convive da sempre con l’amusia, patologia che la porta a percepire ogni suono come una terribile distorsione, impedendole di ascoltare qualsiasi tipo di musica. A nulla servono i tentativi di guarigione attuati dal padre Ferdinando, compositore di colonne sonore, che spesso si trova a interagire con medici conniventi col sistema eterocis patriarcale, scettici verso il disturbo stesso e inclini a interpetrarlo come una sceneggiata adolescenziale. Livia cresce incompresa, in un mondo sempre più indifferente verso la sua condizione, e si incammina in un viaggio solitario alla ricerca della pace del silenzio.

Il viaggio di Livia, però, si interrompe subito, o meglio, ri-comincia, con un incontro inaspettato, quello con Lucio (Giampiero De Concilio), receptionist del motel Amour che la accoglie in una notte confusa, e lentamente si fa spazio nella sua vita, rimettendo in gioco anche la sua. Livia fatica ad aprirsi a Lucio – e di conseguenza al pubblico – e i suoi silenzi enigmatici strutturano il tono dell’intera narrazione, ma non sono sintomatici di un’assenza, al contrario si rivelano preziosi contenitori di una storia che la protagonista rivela attraverso i suoi inaspettati ritorni al tavolo di un diner; una storia segnata dall’incompatibilità con un mondo che, finalmente, tramite l’incontro con Lucio, ora sembra non solo capirla ma anche disposto ad accompagnarla tra le mille domande che si pone.

La colonna sonora originale di ford. ci avvicina al tormento di Livia, insieme alla fotografia di Luca Bigazzi, riuscendo restituire una rappresentazione non verbale dell’incontro-scontro tra il mondo di Livia, chiuso e in penombra, quello di Lucio, luminoso e aperto, sullo sfondo di spazi dalle atmosfere hopperiane che risentono dell’influenza di De Chirico e Ghirri. Le ambientazioni diventano infatti “prolungamenti dell’emotività dei personaggi”, come dichiarato dal regista, e abitano il silenzio fino a materializzarlo, esprimendo ciascuno una musicalità propria, orchestrata dalle efficaci note visive di Bigazzi.

Il viaggio di Livia e Lucio, sospeso tra nuvole di interpretazioni, “nasce da una difficoltà di comunicare cosa si prova nella vita di tutti i giorni”, dichiara il regista. L’amusia di Livia, che le impedisce di armonizzarsi con la partitura della realtà, non si risolverà forse in una sinfonia perfetta, ma si fa metafora esistenziale, “un pretesto per raccontare lo stato d’animo del disagio, del sentirsi incompatibili nella vita”, continua. “Racconta un’inquietudine, quella dell’incertezza che come esseri umani viviamo diverse fasi della vita”, così che il film, più che verso la musica, si rivela “un atto d’amore verso l’ascolto”.

                                                                                                                                   Chiara De Matteis