Voto

5

Ewan McGregor dirige e interpreta American Pastoral, tratto dall’omonimo libro di Philip Roth, ma si rivela non essere all’altezza del premio Pulizer.

Da un punto di vista tecnico, la pellicola presenta uno sviluppo narrativo lineare degno dei manuali statunitensi, inquadrature precise e regolari, nonché un adeguato approfondimento dei personaggi principali che sfocia in un intenso scontro tra le loro personalità. Ambientato negli Stati Uniti tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, American Pastoral catapulta lo spettatore in un’America impegnata nell’affrontare il terrorismo rosso, esploso in concomitanza con le contestazioni studentesche da un lato e la questione razziale dall’altro. Ed è proprio per queste problematiche che si anima la fiamma ribelle della figlia del protagonista, lo Svedese, (Dakota Fanning), che abbandona le proprie origini borghesi e capitaliste per combattere nel nome degli ideali in cui crede.

Le tematiche cardine del vengono rappresentate con incisività, portando così lo spettatore a immedesimarsi nei protagonisti a seconda della posizione che sceglie di adottare, ma, se da una parte lo sviluppo delle singole personalità riesce definire chiaramente le identità dei singoli, l’analisi del contesto in cui si sviluppa la storia viene rappresentato con superficialità e passa in secondo piano.

Filippo Fante

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