1. La Poker Face di Lady Gaga

È opinione comune che i Golden Globes siano la versione tarallucci e vino di Oscars ed Emmys, ma l’assegnazione di un premio a Lady Gaga per la parte in American Horror Story, facendola trionfare sulla stupenda Kristen Dunst di Fargo, suggerisce che di vino in giuria ne hanno bevuto un goccio di troppo. La faccia statica della duchessa riesce sorprendentemente bene alla diva pop, ma non è niente di nuovo rispetto alla auto-conclamata poker face da video musicale.

2. Splatter Chic

La cura dei particolari è sempre stato il marchio di fabbrica della cooperativa Murphy & Falchuk, ma lo è ancora di più in questa stagione, come se fosse nata tra le pagine patinate di “Vogue”. Lo studio di ambientazioni e costumi è al limite del teatrale, tanto che spesso le sequenze sembrano avere luogo tra le scenografie di una sfilata d’alta moda. Macabramente impeccabile.

3. Lo staff dell’Hotel Cortez

Inserite 4,5 cl di capacità attoriali sublimi, aggiungete 2cl di character design geniale, mischiate 0,5 cl di sceneggiatura tornata alle vette della murder house e shakerando otterrete un cocktail di antieroi impossibili da dimenticare. Le relazioni interpersonali tra gli affascinanti personaggi sono la solida base sulla quale la storia si srotola. La qualità degli intrecci, che nella stagione precedente era il principale anello debole di un prodotto deludente, si trasforma nella forza principale di American Horror Story – Hotel.

4. Nostalgia canaglia

I richiami alle stagioni passate sono molti, ma non infastidiscono. Le strizzatine d’occhio alla serie originale, evidenti per gli intenditori, sono abbastanza equilibrate da non precludere alcun piacere allo spettatore che entra solo adesso nel mondo delle storie americane dell’orrore.

5. Il Taylor-Burton

Se fossimo in uno stadio, Denis O’Hare meriterebbe una ola per la spettacolare interpretazione di Liz Taylor, transessuale receptionist del Cortez nonché filo conduttore di tutta una stagione. Il personaggio ci guida nelle vite dei suoi colleghi, sviluppando lentamente una storia a parte che si trasforma nella summa di tutti i dodici episodi. La sua trasformazione rappresenta perfettamente quell’ode al diverso che è la morale di American Horror Story. Liz Taylor si rivela, così, il diamante prezioso non solo di questa stagione, ma di tutte, entrando nell’alveo degli indimenticabili affianco a Sorella Jude e Tate Langdon.

Gloria Venegoni