Voto

7.5

Dopo il documentatio The imposter (2012), l’inglese Bart Layton porta sullo schermo un’opera seconda a metà tra documentario e finzione. Per raccontare  il celebre tentativo di rapina alla Transylvania University di Lexington del 2004, Kentucky, Layton convoca davanti alla macchina da presa i veri protagonisti della vicenda, i quattro ex studenti che hanno provato a trafugare dalla biblioteca dell’università il manoscritto The Birds of America di John James Audubon, del valore di circa 12 milioni di dollari.

Il prezioso manoscritto dipinto di Audubon rappresenta per i quattro ragazzi ben più di un ghiotto bottino monetario: è il lasciapassare per un mondo nuovo e diverso da quello monotono e raffermo in cui vivono, il miracoloso strumento per uscire dall’anonimato, distinguersi dalla marmaglia sopita che li circonda e diventare finalmente qualcuno. Non è per avidità o cupidigia che i quattro intendono portare a termine il colpo, ma per l’illusione benefica di sentirsi parte di una collettività, non più soli ma uniti e tesi verso un fine condiviso. Gli uccelli rapaci di Audubon attirano a sé i quattro, ammaliandoli a tal punto da renderli simili a sé: predatori selvatici e non addomesticati, istintivi e incontrollati.

Ma quanto possiamo fidarci delle testimonianze dei quattro? Come accadeva in The imposter, anche qui Layton torna a riflettere sullo statuto effimero e ambiguo della parola, sulle molteplici facce del reale e, soprattutto, sull’inafferrabilità della memoria, smentendo e riaffermando di continuo quanto i suoi personaggi sostengono. Se ogni ricordo è interpretazione e ogni ricostruzione è rielaborazione, non è forse vano tentate di documentare il passato inseguendo un principio di fedeltà?

Giorgia Maestri