ZimmerFrei è un collettivo di artisti fondato a Bologna alcuni anni fa. Per gli appassionati di contemporanea, è un nome certamente noto: attivi sin dagli anni 2000, Anna de Manincor, Anna Rispoli e Massimo Carozzi realizzano opere d’arte varie ed eterogenee, dalla performance alla fotografia, dalle installazioni, alla videoarte. Il docu-film Almost Nothing – CERN: Experimental City prosegue la ricognizione degli spazi urbani che ZimmerFrei porta avanti da anni, nel tentativo di studiarne carenze e ricchezze. L’identità plurale del collettivo ha portato gli artisti a scegliere il CERN come luogo simbolo di studio e di sperimentazione scientifica, un territorio fortemente connotato che dagli anni Cinquanta contribuisce allo sviluppo di una ricerca ambiziosa e sovra-generazionale.

Alice, Atlas e CMS, gli enormi acceleratori di particelle sepolti a centinaia di metri di profondità, pulsano come cuori vivi di quella fortezza scientifica che un po’ intimorisce e un po’ attrae. Corridoi infiniti, centinaia di porte di sicurezza e miliardi di cavi conduttori trionfano imperiosi tra le imponenti mura della scienza. Scansando il rischio di incappare in una serie di noiose interviste, la regia di de Manincor non si concentra sulle scoperte scientifiche, né tanto meno si dilunga sulle formulazioni fisico-matematiche che gli intervistati sono sul punto di argomentare: il documentario rivela immediatamente un interesse antropologico, incanalando la curiosità dello spettatore all’interno di cunicoli e stanzette in cui abitano scienziati bislacchi e ricercatori calmi e imperturbabili.

ZimmerFrei mette a fuoco i due mondi in cui la comunità del CERN vive e lavora e, anziché inquadrare chiese e monumenti, grattacieli e parchi, si diverte a raccontarla immersa nella modernità, nelle nuove cattedrali a due piani. Attorno alla citadelle orbitano più di diecimila persone, migliaia di essere umani che muovono la macchina della sperimentazione nucleare alla scoperta dell’origine dell’uomo e dell’universo. Quando si pensa alla scienza, spesso si citano le grandi scoperte come il bosone di Higgs, ma raramente si considera che il lavoro scientifico è corale e riesce anche grazie al lavoro di operai, impiegati, studenti e cuochi. È infatti sconsigliatissimo non frequentare la cafetteria: in quel limbo spazio-temporale si contribuisce umilmente a cambiare le regole del mondo, chiacchierando dietro un caffè. È tra i tavoli di quella mensa che sono nati il World Wide Web, il linguaggio HTML e Les Horribles Cernettes – il primo gruppo musicale apparso nella rete.

Il titolo del documentario di riferisce proprio alla quantità di dati e alla loro raccolta potenzialmente infinita. Almost Nothing, quasi niente, è esattamente la gran parte dell’energia in cui siamo immersi: il vuoto. Interrogandosi sulla natura dell’universo, il documentario di ZimmerFrei svolge una ricerca nella ricerca, sollevando domande indipendentemente dalle risposte: ciò che conta è porsele

Agnese Lovecchio

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