Voto

7.5

Robert Zemeckis rende omaggio al cinema classico destreggiandosi tra melodramma, divismo, love story e spionaggio. Instancabile sperimentatore, il regista non si limita alla mimesi di un mélo d’antan ma gioca con il tempo e lo spazio ricercando un effetto di disorientamento dello spettatore attraverso la messa in scena di anacronismi storici non indifferenti, come ad esempio, la lieta convivenza di una coppia omosessuale che, non solo sarebbe stata difficilmente accettata dalla società conservatrice di Churchill, ma la cui rappresentazione sarebbe stata ferocemente osteggiata dallo studio system hollywoodiano. Un simile straniamento è incrementato dalle soluzioni visive messe in campo: l’impiego generoso della computer grafica e la conseguente artificiosità di colori e scenografie inquadrano il racconto in una virtualità bidimensionale che, però, mal si adatta agli stilemi della spy story classica.

Perfino il volto del protagonista, il divo per eccellenza Brad Pitt, appare posticcio e innaturale, irrigidito nella parte dell’eroe antinazista, decisamente sottotono rispetto alle interpretazioni ben superiori in Bastardi senza gloria (Quentin Tarantino, USA/Germania 2009) e Fury (David Ayer, USA 2014). Marion Cotillard, al contrario, irradia un fascino divino e il suo corpo fasciato dalla seta dei meravigliosi costumi di Joanna Johnston sarà il particolare del film che lo spettatore ricorderà con maggior gusto.

Giorgia Maestri