Voto

5

Dietro alla pomposa uscita di Alita ci sono due nomi più che celebri: James Cameron (Titanic, Avatar), che l’ha scritto e prodotto, e Robert Rodriguez (Sin City), il regista. Fa da abbondante contorno un cast stellare: Christoph Waltz, Mahershala Ali, Jennifer Connelly e un defilato Edward Norton. Un progetto imponente tratto da Gunnm, un manga che racconta la storia di una ragazzina-cyborg alla ricerca della propria memoria perduta, solo apparentemente innocua ma in realtà custode di grandi segreti e di un’antica forza spaventosa.

Il ritmo della pellicola è forsennato, gli eventi si susseguono freneticamente tra spiegazioni sommarie e raffazzonate, che rendono praticamente impossibile orientarsi all’interno del cosmo distopico del film, e scontri epici (battaglie tra cyborg, mutilazioni in serie, esplosioni e fuochi d’artificio). Il teatro dell’azione è una sorta di città dei rifiuti dalle tinte cyberpunk affacciata sull’ultima e splendida città del pianeta, una sorta di Eden sospeso nascosto su un’alta piattaforma in cui chiunque sogna di vivere (evidente l’influenza di Blade Runner in una versione dai toni pastellati e stinti). Nella città degli scarti va in scena Alita, che si concretizza in una lotta per la sopravvivenza tra calci, pugni e storie strappalacrime poco credibili: se ci si ferma a pensare alla trama o a un qualche meccanismo di coerenza del mondo finzionale del film, tutto crolla; se ci si lascia travolgere dal montaggio serrato e dai clamorosi effetti speciali ci si diverte – e la storia sembra anche assumere una qualche sagomatura.

Di fatto, questo film non è che un assaggio: il lancio di un sequel, persino di parecchi, è scontato. La “prossima puntata” potrebbe gettare nuova luce su un progetto visionario, ma per il momento Alita rimane un prodotto smaccato e ancora grezzo, in attesa di una qualche sbozzatura, magari anche felice.

Ambrogio Arienti