Voto

5

Alice attraverso lo specchio, sequel di Alice in Wonderland di Tim Burton (2010), racconta di un mondo fantastico a cui manca proprio quel sapore enigmatico che il regista del prequel era riuscito infondere alla pellicola.

Le scenografie rimandano a quelle burtoniante, ma questa volta non permettono allo spettatore di trapassare in un mondo “altro”: i luoghi e le ambientazioni perdono il loro sapore surreale e opprimente; tutto si fa chiaro e luminoso, a volte perfino scontato. Se infatti Burton riusciva a dar vita a mondi dotati di regole proprie ma indecifrabili, all’interno dei quali i criteri di giusto e sbagliato, di buono e cattivo venivano ribaltati, soppiantati o confusi, James Bobin cede al manicheismo e annienta il mistero, riducendo la storia a un piatto film d’avventura.

Le scenografie di Linda Woolverton appaiono così sfarzose ed eccentriche, i personaggi diventano una caricatura di se stessi, gli attori non brillano nelle loro performance e il motto del film “anche l’impossibile è possibile” viene forzato nonché appiattito da una serie di banalità sul concetto di tempo.

Benedetta Pini e Federica Romanò