Voto

7

Due persone con attitudini ed età molto diverse si ritrovano a dialogare su un terreno particolarmente delicato, quello della politica.  È così che la giovane letterata Alice (Anaïs Demoustier) incontra il sindaco di Lione, Paul Théraneau (Fabrice Luchini), incaricata di sviluppare nuove idee per la sua linea d’azione, portando la narrazione ad affrontare temi d’attualità spinosi come la crisi del socialismo e della democrazia e la mancanza di idee giovani e fresche nell’agenda politica odierna. Alice e il sindaco, secondo film di Nicolas Pariser, riflette su tutto questo con i toni brillanti e scanzonati della commedia, ma con solo un pizzico di ironia.

Qual è, dunque, il problema cruciale che affligge il consiglio comunale di Lione? Il regista lo fa dichiarare allo stesso Théraneau: dopo trent’anni di vita politica, si ritrova ormai “a corto di carburante”; le parole non gli mancano di certo, ma sono verbose, ridondanti, senza contenuto. Pariser vuole così mettere in luce le difficoltà di una classe politica ormai antiquata, che fatica a elaborare strategie in linea con le necessità del presente. Come conseguenza, la riflessione si sposta sulle problematiche che affliggono i giovani, impegnati a ritagliarsi uno spazio nel mondo a furia di corsi, studi e certificati, senza sapere davvero ciò che vogliono. Anche se pieni di idee, faticano a incanalarle in una direzione concreta e lavorativamente spendibile secondo il sistema esistente. Il film condanna, con una moderata criticità da un lato e una buona dose di comprensione dall’altra, la retorica vuota e opprimente della politica odierna, ma la prolissità di certi dialoghi e situazioni ricorrenti rischia di farlo cadere nella stessa attitudine deleteria che vuole denunciare.

Giulia Crippa