Voto

7

Alexander Giannascoli, in arte Alex G, nonostante la sua giovane età, è giunto al suo settimo album.

Beach Music, edito dalla Domino Records, è una ricca combinazione di derivazioni; le sue influenze sono infinite e accurate e può anche vantare il nome di Jake Portrait bassista degli Unknown Mortal Orchestra – come collaboratore per il missaggio dell’album. Ogni singolo brano sembra volersi ribellare a ogni sorta di continuità e coerenza stilistica, preferendo rivolgersi ad aree di influenza sempre differenti: l’intero album raggiunge un’eterogeneità non irrilevante che, se da una parte può elevare il disco, dall’altra può non farlo apprezzare completamente.

Al lo-fi di Mud, Kicker e Bug tipico di artisti come Pavement e Sabadoh – si accosta a volte un sound più distorto e bizzarro, altre volte a melodie invece più comuni.

Brite Boy, che racconta nostalgicamente e con innocenza un vecchio amore, sembra essere scappata da un album dei Beatles per tuffarsi in una vasca di lo-fi del ventunesimo secolo.

Ready apre poi le porte ad arrangiamenti di chitarra molto più semplici e ordinari, su una voce che appare una eco malinconica di Elliot Smith.

In brani come Salt e In love si avvertono notevolmente, più che negli altri pezzi, il tocco stilistico e la sensibilità di Daniel Johnston e degli American Football per un songwriting delicato, sospeso tra incertezze esistenziali e inquietudini giovanili.

Un bagaglio molto ricco di influenze come quello di Alex G non è necessariamente segno di inautenticità e di scarsa ispirazione – specialmente se l’artista in questione ha solo 22 anni –, ma è, piuttosto, sintomo di una maturazione artistica non ancora completa e di una prestigiosa sperimentazione.

Valeria Bruzzi

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