Voto

4

Quando un film a basso budget riesce a raggiungere la grande distribuzione deve competere con una concorrenza spietata. Per distinguersi non gli resta che gestire al meglio i pochi mezzi che ha a disposizione e offrire qualcosa che non si può trovare nelle produzioni mainstream.

Così, Alcolista, incapace com’è di mascherare i suoi (scarsi) mezzi produttivi e di generare interesse nelle vicende che racconta, finisce schiacciato nella morsa della grande distribuzione. La storia dell’alcolizzato Daniel (Bret Roberts) e della sua ossessione per il vicino di casa si trascina pesantemente, colpa soprattutto di una sceneggiatura piatta, che concatena gli eventi seguendo logiche poco credibili, e di una elementare caratterizzazione psicologica dei personaggi. Non aiutano l’impresa il cast e i reparti tecnici, entrambi più che mediocri: invece che trasmettere la disperazione e l’abbruttimento della dipendenza, l’attore protagonista sfoggia addominali scolpiti e un’acconciatura curata, mentre si muove in ambienti ben lontani dal degrado che ci si aspetterebbe, fatta salva qualche bottiglia o cartaccia evidentemente posata ad arte dallo scenografo. Perfino il montaggio mostra più di una sbavatura, specie nel finale, con attacchi non sempre puntuali e bruschi stacchi.

Formatosi nel cinema horror, il regista Lucas Pavetto usa gli stilemi del genere per rappresentare il delirio di Daniel, ma risulta decisamente più efficace quando si serve di mezzi più raffinati come ellissi, jump-cut o inquadrature fuori asse per mimare gli effetti dell’alcool. Tuttavia, ciò che manca ad Alcolista sono la coerenza e lo spessore artistico, come dimostra il finale abborracciato alla vana ricerca di un colpo di scena.

Francesco Cirica