Voto

6

Un gruppo molto eterogeneo per età ed esperienze di vita cerca di capire se siamo soli nell’universo. Le testimonianze di sette persone di Roma e dintorni, tra astrofisici, uomini di Chiesa e Carlo, che si definisce un extraterrestre, si intrecciano tra finzione e documentario e danno corpo ad ALBE – A Life Beyond Earth, secondo lungometraggio della regista Elisa Fuksas.

Le premesse sono intriganti e si sviluppano con coerenza all’interno del set geometrico e decisamente pop costruito dalla regista, ma non è facile coniugare finzione e realtà nell’affrontare un argomento già di per sé oscuro e insondabile come quello della presenza di altre forme di vita nell’universo. Il rischio infatti è quello che i dialoghi risultino forzati e quindi poco verosimili, facendo perdere forza alla base documentaristica.

Intelligente la scelta di non forzare il film verso la ricerca di risposte a quesiti irrisolvibili su ciò che ci circonda al di fuori del nostro pianeta: ALBE si limita ad analizzare la sensibilità e il modo con cui vivono la propria esistenza coloro che hanno deciso di credere a queste presenze altre, nei modi più disparati. Il film mette così a nudo la solitudine, le incertezze e il bisogno di ricercare una verità ultraterrena che caratterizzano non solo i personaggi ma, per estensione, tutto il genere umano.

Giulia Crippa