Voto

7

Il taglio internazionale è tipico del palato raffinato del regista Claudio Cupellini, che dopo Una vita tranquilla prova di nuovo a cimentarsi in stili che travalicano i confini del suolo italico. Non a caso la bella ed eterea Nadine è interpretata dalla magnifica francesina Astrid Bergès-Frisbey, i cui zigomi a livelli pireneici insieme agli occhi torbidi quanto acque oceaniche rendono perfettamente il personaggio tormentato della modella in fieri, di cui si innamora il controverso protagonista, interpretato dal sempre magistrale Elio Germano. Giovane dalle ampie ambizioni, Fausto è il prototipo dell’uomo moderno affannato dal raggiungimento di scopi sempre più alti, senza mai sapere davvero a cosa questa interminabile scalata porterà. Soldi? Fama? Riconoscimento? Forse una risposta chiara e univoca neanche esiste, come sottolinea il regista tramite continue inquadrature claustrofobiche incentrate sui volti spaesati dei personaggi.

I caratteri che si muovono nelle fredde scenografie tremendamente moderne appaiono infatti confusi: spesso, soprattutto i due protagonisti, sembrano completamente persi, spinti a muoversi nel mondo senza alcuna logica se non quella dell’arrampicata sociale che, a differenza dell’amore, sembra essere l’unica cosa in grado di colmare un vuoto interiore.

Spesso ci si domanda se la storia di Nadine e Fausto narri di un amore che li tiene incollati come la vinavil in virtù di sentimenti altri rispetto alla mera utilità e al bisogno materiale; il loro è un continuo ritrovarsi, sospesi sul crinale di un burrone del quale non si vede il fondo se non nelle ultime battute. Ed è anche una storia autodistruttiva: il successo dell’uno porta al declino dell’altra e viceversa.

Punto di forza della pellicola è sicuramente la regia che, seguendo il ritmo incalzante delle scene, si fa ansiogena, rapida e dal taglio internazionale, riuscendo a sopperire alle mancanze di una trama che alle volte lascia perplessi. Ben costruiti anche i personaggi che, seppur non molto originali, si rivelano intensi e reali, nonostante vengano spesso ingabbiati da scene surreali a causa di una sceneggiatura lungi dall’essere perfetta. Da sottolineare anche i brani della splendida colonna sonora, che meriterebbe anzi un’analisi a se stante.

Gloria Venegoni

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