Voto

8

Realizzato nel 2009, il documentario Alamar approda solo oggi nelle sale italiane, grazie all’insistenza della piccola casa di distribuzione Ahora Film.

Il regista messicano Pedro González-Rubio, con la collaborazione di un fonico soltanto, documenta l’estate che il piccolo Natan trascorre con il padre messicano sulla costa dello Yucatan, alla scoperta della propria terra d’origine (di madre italiana, il bambino vive in Italia e può vedere il padre solo durante le vacanze estive). In soli 74 incantevoli minuti, lo spettatore assiste al costituirsi del legame tra padre e figlio, riscaldato e protetto dalla natura incontaminata delle spiagge messicane.

Il rifiuto di ogni anelito estetizzante – tra camera a mano e inquadrature imperfette –, la riduzione al minimo del parlato e l’assenza di colonna sonora accrescono l’intimità dell’atmosfera evocata e rendono Alamar un film estremamente umile e delicato. La macchina riprende i corpi di Natan e del padre Jorge avvolti dal rigoglio dell’ambiente naturale e indugia sulle mani e sui piedi, dando voce a quella dimensione terrena e corporea di contatto con l’altro e con la natura che costituisce la cifra nodale della pellicola.

Giorgia Maestri