Voto

7

Ultimo film del regista Jia Zhangke, Al di là delle montagne riprende la storia della giovane Tao in tre momenti della sua vita (passato, presente e futuro), rappresentati con tre diversi formati fotografici. Attraverso questo filo conduttore il regista mostra la storia di una Cina pronta ad evolversi, anche se non sempre con esiti positivi: il fulcro è posto sulla disillusione degli ex ventenni come Tao, cullati nella sicurezza di un futuro prestabilito dallo Stato maoista, ma incapaci di comprendere del tutto la propria realtà. Le insicurezze di Tao rispecchiano infatti quelle di un’intera generazione che vede il proprio mondo invaso dal capitalismo occidentale e si trova a fare i conti con una filosofia profondamente diversa dalla propria. Ma nemmeno in un futuro piuttosto prossimo, si parla del 2025, la situazione sembra migliorare: i sogni di una felicità data dal capitalismo sembrano essere destinati a infrangersi contro una realtà molto più complessa di quanto si possa immaginare.

L’impotenza dei personaggi di fronte al cambiamento si rispecchia in uno stile di regia che predilige inquadrature larghe, in cui le figure umane sembrano perdersi nella vastità fumosa dei paesaggi cinesi, le quali torneranno di nuovo al centro della scena solo nelle sequenze girate in ambienti chiusi e familiari, sinonimo per loro di sicurezza e stabilità.

Al di là delle montagne è un film ricco di temi attuali e delicati, che vengono affrontati con una sensibilità nuova e impressionante per il regista di Still Life, in cui problematiche del genere vengono trattate con un taglio più documentaristico. In un simile film i silenzi acquisiscono un’importanza maggiore rispetto alle parole, spesso insufficienti a esprimere il conflitto interiore dei personaggi; nota di merito agli attori per aver saputo esprimere in questo modo tutta la fragilità di giovani ragazzi coinvolti in un tale conflitto. Jia Zhangke è riuscito così a raccontare la semplice ma intensa umanità di Tao senza perdersi in una banale rassegna storica della parziale occidentalizzazione della Cina post-maoista; merito anche di una colonna sonora quanto mai eterogenea e calzante a ogni scena della pellicola.

Caterina Polezzo