Voto

7

L’esistenza umana è permeata da un costante senso di mancanza e dalla smodata ricerca di qualcosa che possa colmarlo, sperando nella tanta agoniata felicità finale. È questo il filo d’Arianna che si snoda lungo Folfiri o Folfox, il nuovo doppio-album presentato dagli Afterhours; un titolo dal sapore fanciullesco che in realtà è semplicemente il nome dei due trattamenti chemioterapici a cui si era sottoposto il padre di Manuel Agnelli prima di morire.

Folfiri o Folfox è un disco torrenziale, ambizioso e dall’atteggiamento volutamente sperimentale, strutturato su un continuo rimpasto della line-up, che vede ora Fabio Rondanini dei Calibro 35 prendere il posto dello storico batterista Giorgio Prette, ora Stefano Pilia, già chitarrista dei Massimo Volume, chiamato a sostituire Ciccarelli. Questa volontà di rinascita porta così alla luce un lavoro impegnativo fatto di alti, come la strumentale jam free-form Cetuximab (dal nome di un farmaco antitumorale), ma anche di bassi, con San Miguel su tutte.

I registri del disco sono molteplici: dallo struggente piano de L’Odore Della Giacca Di Mio padre, a Se Io Fossi Un Giudice, emblema della linea teorica di tutto il disco, passando per Fa Male La Prima Volta, brano dal sentore nostalgico con un rimando al repertorio più classico della band.

“Ma non è un disco sull’elaborazione di un lutto, è anche pieno di rock, perché è più una riflessione su chi sopravvive a un lutto e da questo trae energia”: e se lo dice Manuel Agnelli, non si può far altro che mettersi comodi e gustarsi Folfiri o Folfox.

Sabino Forte