Voto

6.5

L’ambientazione dell’opera prima di Marco Bocci, tratta dal suo romanzo omonimo, è il quartiere di Tor Bella Monaca, emblema di una situazione senza opportunità, senza lavoro, senza speranza; luoghi dove la voglia di svoltare è una necessità come respirare. Il dramma di questa storia al limite ha a che fare con un crimine, che è il perno su cui si costruisce l’intera narrazione: attorno si sviluppano parte il racconto di un amore sofferto, finito a causa della mancanza di soldi e delle difficoltà relazionali del protagonista Mauro (Libero De Rienzo), mite e sincero, incapace di trovare una propria dimensione esistenziale e lavorativa; la storia di redenzione del fratello Romolo (Andrea Sartoretti), ex criminale colmo di rimpianti e di amore per Mauro; e la difficoltà di una famiglia che soffre tra una pensione che non viene più percepita, un inquilino moroso e la sfiducia verso le istituzioni che dovrebbero proteggerla.

L’anima crime del film viene assottigliata dal ribaltamento degli stereotipi sulla malavita, raccontata non come un’aspirazione o una condanna ma in quanto scelta estrema, un’ultima spiaggia per allontanarsi dalla precarietà e dal dolore. Il crimine diventa un pretesto per parlare in senso lato del delitto, del peccato, della tentazione e della redenzione. L’accento è posto sullo stigma sociale, il gorgo in cui cade chi vive in quel mondo, ritenuto dalla famiglia e dalla polizia colpevole fino a prova contraria.

L’incertezza tra l’adottare il registro tipico del crime o quello del dramma familiare porta Bocci a interpretare personalmente cliché difficili da smontare, con uno stile personale definito dall’attore Andrea Sartoretti come “neorealismo pop”. Ma è proprio il lato pop a sfuggire di mano al regista: il realismo appassionato di A Tor Bella Monaca non piove mai scema nella ricerca estetica, visiva, musicale o dialogica. Le scelte di Bocci sono raffinate e non banali, ma prevaricano spesso il contenuto con inquadrature dall’alto, droni che zoomano all’indietro, fuori fuoco, forti primi piani in controluce. Le idee brillanti, tra cui anche la scelta di un cast azzeccatissimo, non mancano, ma vengono affossate da una realizzazione troppo appassionata e priva di compromessi produttivi che soffre di un difetto di linguaggio.

Pietro Bonanomi