A Study on Behaviour è una trilogia di cortometraggi sperimentali realizzati nell’arco di due anni dalla regista Mara Palena e interpretati dall’attrice Jessamine-Bliss Bell. Ma non solo: A Study on Behaviour è anche un articolato progetto visuale che analizza la psicologia del mondo contemporaneo. I tre film seguono la routine quotidiana di una persona qualunque, snodandosi tra i suoi pensieri nascosti e le sue idiosincrasie per restituire un’autoanalisi maieutica intima e onesta. Tutto questo viene presentato in una forma filmica inedita e decisamente non convenzionale, in linea con la cifra stilistica dell’etichetta di cui la trilogia fa parte, EXT. ANGST, un progetto indipendente creato da Mara Palena e Jessamine-Bliss Bell per sostenere la realizzazione e la diffusione di opere artistiche sperimentali che abbiano un impatto sul contemporaneo. Proprio come A Study on Behaviour: il terzo e ultimo corto, A Study on Behaviour: In Isolation (2020), affronta l’isolamento della quarantena e i suoi effetti psicologici in un contesto che nega completamente il rapporto tra sfera pubblica e privata, che invece è il protagonista dei precedenti A Study on Behaviour: Sequences of an Ordinary Day (2018) e A Study on Behaviour: Sequences of Performangst (2020).

Il filo conduttore che lega i tre cortometraggi è l’attenzione alla corporeità della messa in scena. Anche le emozioni più profonde si riflettono nella fisicità di Jessamine-Bliss Bell, capace di mettere completamente a nudo il personaggio che interpreta. Una potenza espressiva che viene amplificata dalla totale assenza di elementi secondari nel profilmico, scegliendo di abbandonare un approccio narrativo per adottarne uno prettamente documentaristico e minimalista. In certi passaggi emerge come Mara Palena abbia saputo sfruttare appieno la sua esperienza nella fotografia e nella videoarte, avvicinando A Study On Behaviour ai lavori fotografico-documentaristici di Antoine d’Agata, tra cui White Noise (2019) o Atlas (2013). La fisicità della messa in scena e l’importanza del nudo come espressione intima ricordano, invece, le lunghe, quasi sfiancanti, sequenze di improvvisazione di Out 1 (1971) di Jacques Rivette, il lungometraggio francese che tematizzava la possibilità di fuggire alla pressione della sfera pubblica attraverso l’ambiguità del teatro, nello specifico la messa in scena del Prometeo Incatenato (460 a.C. circa) di Eschilo, in cui, non a caso, il protagonista viene punito dalle istituzioni e costretto all’immobilità.

A Study On Behaviour: Sequences Of An Ordinary Day, il primo capitolo, indaga il contrasto fra contesto pubblico e privato attraverso la rappresentazione di momenti banali di giornate qualunque. Ciascuna sequenza è divisa in due parti, mostrando come un’azione apparentemente senza peso si possa trasformare in una cartina tornasole della vera psiche della persona che la compie; in questo caso una donna di cui sappiamo effettivamente molto poco, e che proprio per questo assume una valenza universale in cui è facile identificarsi. Solo nella sequenza onirica finale la dimensione pubblica e privata si riconciliano, risolvendo l’eterno contrasto tra il modo in cui ci sentiamo e il modo in cui gli altri ci leggono sulla base delle nostre azioni. Nel secondo capitolo, A Study On Behaviour: Sequences Of Performangst, apprendiamo nuove informazioni sulla protagonista attraverso altre sequenze che la rappresentano durante momenti di vita quotidiana legati alla sfera pubblica: un colloquio di lavoro e un appuntamento. Se l’ansia sociale che permea il progetto era introdotta nel lavoro precedente, qui svolge un ruolo centrale nel delineare un ritratto psicologico complesso e irrisolto, che ci riguarda da vicino: come l’attrice, ci sentiamo sempre inibiti nell’esprimere liberamente le nostre emozioni, troppo concentrati plasmare un’immagine ideale di noi stessi con la quale presentarci agli altri.

Come emerge dalla Dialettica dell’Illuminismo (1947) di Horkheimer e Adorno, la storia della civiltà non è altro che la storia dell’introversione del sacrificio, che ci porta a plasmare i nostri comportamenti e le nostre pulsioni sulla base del contesto sociale ed economico all’interno del quale agiamo. Per questo il contrasto fra ciò che sentiamo e il modo in cui agiamo è qualcosa di insuperabile, di intrinsecamente insito nella psiche umana e nei meccanismi stessi della società: puoi decidere di non stare al gioco, ma il prezzo da pagare è l’esclusione. Nell’ultimo capitolo della trilogia, A Study On Behaviour, In Isolation, il contesto sociale e l’ansia annessa scompaiono completamente. La quarantena obbliga la protagonista all’isolamento assoluto, sollevandola dai momenti in cui deve fingere un ruolo sociale. Ora che può essere veramente sé stessa, da sola nella sua camera, inizia a spogliarsi, avviandosi lungo un graduale percorso di auto-comprensione, auto-analisi e auto-decostruzione, destinato a non avere mai fine ma ad avvicinarla il più possibile a un’ideale vera conoscenza di sé, dei suoi desideri e delle sue emozioni più recondite. La consapevolezza è l’unica dimensione che ci consente una vita onesta nei confronti di noi stessi, rendendoci davvero liberi.

Davide Rui