Voto

5

Negli ultimi anni è aumentato esponenzialmente il numero di film e serie tv che raccontano di associazioni criminali che operano nel nostro Paese; dalla Camorra napoletana di Gomorra alla mafia siciliana de La mafia uccide solo d’estate (Pif, 2013) o de Il traditore (Marco Bellocchio, 2019). Sulla scia di Suburra – La serie, l’ultimo film di Claudio Bonivento A mano disarmata (2019) affronta la realtà di Ostia, che dal 2013 si trova nel mirino di media e magistratura per via di alcuni clan malavitosi sempre più influenti nella gestione della città. La storia è quella vera della giornalista di “Repubblica” Federica Angeli (Claudia Gerini), che decide di condurre un’inchiesta per scoprirne gli affari illeciti che stanno distruggendo Ostia. Una scelta che la costringerà a vivere sotto scorta per anni, segnando profondamente i suoi rapporti personali e la sua vita privata.

Sulla carta, ci sono tutti gli elementi per rendere questo film un’opera dal forte impatto emotivo, ma l’interpretazione sottotono di Gerini, che già in Suburra – La serie non aveva brillato particolarmente, e dei personaggi corali non riesce a coinvolgere il pubblico. Complici le scelte di montaggio, che riducono all’osso la durata delle sequenze per adeguarsi ai ritmi televisivi, impedendo a chi guarda di effettuare un’analisi approfondita del contesto in cui si svolge la vicenda. A tenere in piedi il film è la sua suddivisione in tappe (che fanno dal 2013 al 2018), che permette di ripercorrere cronologicamente in modo lineare le fasi fondamentali della storia.

Tuttavia, Bonivento concede largo spazio al dramma familiare vissuto da Federica, relegando in secondo piano quello che dovrebbe essere il tema principale del film: la lotta giornalistica alla malavita, la lotta di Federica Angeli, una donna che ha rinunciato alla propria libertà personale per testimoniare contro la mafia, che ha rischiato la propria vita per combattere un cancro che da decenni affligge la periferia romana.

Mattia Migliarino