Diretta da Steven Spielberg – che ha poi passato il testimone a Joe Johnston – e ispirata al romanzo omonimo di Michael Crichton, Jurassic Park ha saputo stupire e appassionare il pubblico fin dagli esordi. Oggi, a quasi trent’anni dall’uscita del primo capitolo, la saga non ha perso un briciolo del suo fascino e si è affermata come cult del cinema d’avventura.

1. “Benvenuti al Jurassic Park”

La chiave del successo di Jurassic Park è stata la sua capacità di catapultare il pubblico direttamente tra i dinosauri. Una delle scene più celebri in questo senso è quella in cui le creature compaiono per la prima volta sullo schermo (classificata da Empire come la 28° scena più magica mai realizzata nella storia del cinema), e succede molto dopo rispetto all’inizio del film. Un ritardo studiato per far crescere esponenzialmente la suspense nel pubblico per poi, al momento giusto, sconvolgerlo: prima lo sguardo sognante di Alan (Sam Neil) ed Ellie (Laura Dern), poi l’allargamento di campo e l’entrata in scena di un enorme brachiosauro, seguito da un’ulteriore allargamento di campo e la rivelazione di un’immensa prateria in cui pascolano decine di dinosauri. Ciliegina sulla torta: la suggestiva colonna sonora di John Williams.

2. “Nessuno muova un muscolo”

Di tutt’altro tipo l’incontro con i dinosauri carnivori, veri “mostri” del film. Il momento in cui il Tyrannosaurus rex compare per la prima volta è tanto epico quanto terrificante: preannunciato dal tremare della terra e dal fruscio degli alberi, viene mostrato nella sua interezza solo nelle inquadrature finali della sequenza. Nel terzo film c’è però un cambio di antagonista. Accantonato fin dall’inizio il tirannosauro, che viene ucciso dallo spinosauro, torna in primo piano una vecchia conoscenza: il velociraptor. Già protagonista di alcune delle scene più adrenaliniche dei precedenti capitoli, è ben più temibile del tirannosauro, dotato di enorme potenza, straordinaria intelligenza e un sistema di comunicazione che condivide con il proprio branco – una minaccia che sarà difficile scrollarsi di dosso, ma che è tra le più avvincenti della saga.  

3. “La vita vince sempre”

Se il momento dei dinosauri carnivori costituisce la componente horror del film, l’incontro con gli erbivori è invece legato alla meraviglia per la bellezza di questo mondo preistorico. La struttura valoriale veicola così un messaggio importante: Jurassic Park non è un ecosistema di per sé pericoloso o malvagio, come non lo sono neanche i dinosauri, che semplicemente assecondano la loro inclinazione naturale per sopravvivere in questo nuovo mondo artificiale, ancora tutto da scoprire. Ma John Hammond (Richard Attenborough), il fondatore del parco, pecca di ubris nella convinzione di poter controllare questi grandiosi esseri viventi e persino di trattarli come meri esperimenti scientifici. “Se c’è una cosa che la storia dell’evoluzione ci ha insegnato, è che la vita non ti permette di ostacolarla. La vita si libera, si espande in nuovi territori e abbatte tutte le barriere […] La vita vince sempre”, osserva il professor Ian Malcom (Jeff Goldblum).

4. “È… è un dinosauro!”

Creato da John Williams, il main theme della saga è uno dei più famosi del cinema americano degli anni ‘90: dolce e armonioso, ma al tempo stesso maestoso e solenne, all’occorrenza dinamico e drammatico, oppure più intimo, con l’aggiunta del pianoforte. Una melodia che accentua la meraviglia della scoperta di una natura preistorica ancora incontaminata e che si carica di rammarico quando John Hammond si arrende all’evidenza e accetta il fallimento del suo sogno.

5. “Dio crea i dinosauri, Dio distrugge i dinosauri, Dio crea l’uomo, l’uomo distrugge Dio, l’uomo crea i dinosauri”

I personaggi della saga sono tutti ben caratterizzati, ognuno con i propri comportamenti e atteggiamenti consuetudinari che ritornano sempre. Ian Malcom è un irriverente matematico, uno studioso della teoria del caos. Da subito dubbioso riguardo all’idea della clonazione dei dinosauri, la sua è una voce ammonitoria, una sorta di bussola morale un po’ cinica che ricorda come sia impossibile pensare di controllare una cosa così imprevedibile come la vita. Alan Grant è un paleontologo, uno studioso dedito con passione al suo lavoro. Non si relaziona facilmente con le altre persone né con la tecnologia e dice di detestare i bambini. È un uomo riflessivo e per nulla avventuriero. È Ellie a controbilanciarlo: una paleobotanica che corrisponde all’archetipo della donna forte, coraggiosa e bellissima. Infine John Hammond, ovvero l’incarnazione dell’utopia che sorregge l’idea del parco: la possibilità di ricreare un mondo scomparso, così che tutti possano vederlo con i loro occhi. Hammond è un sognatore instancabile che non conosce l’avidità, ma essere un brav’uomo non basta per evitare l’inevitabile: “La vita vince sempre”.

Giulia Crippa