1. Denaro

Martin Scorsese è sempre stato affascinato dalle storie di personaggi che sgomitano per cercare di migliorare il proprio status sociale, e The Wolf of Wall Street (2013) ne è l’ennesima dimostrazione. Tratto dalle memorie del broker Jordan Belfot, la scalata del protagonista, nei panni di Leonardo DiCaprio, è arrogante, svergognata e adrenalinica: il suo unico obiettivo è quello di stimolare le proprie idee, per salire sempre di più. Verteva sullo stesso tema Il colore dei soldi (1986), in cui Eddie (Paul Newman), giocatore occasionale di biliardo di lunga data, nota il talento di Vincent (Tom Cruise) e decide di diventare il maestro, ingaggiandolo per alcune scommesse. Come anche in Casino (1995), il denaro nei film di Scorsese è simbolo assoluto di potere e di sopraffazione. E l’unico modo per ottenerlo è essere sopra le righe, che sia frode, mafia o gioco d’azzardo.

2. Fede

Forse non tutti sanno che il regista studiò teologia con l’intenzione di entrare in seminario e diventare prete; un percorso abbandonato ma che scorre sottotraccia a tutta la sua filmografia. La religione, per come la intende il regista, è monumentale e punitiva, ed è così che viene rappresentata in Silence (2016). Il protagonista percorre un sentiero costellato di false speranze, illuminazioni fuorvianti, quesiti irrisolti e propositi fallimentari. Le domande su cui riflette Scorsese nel film sono molteplici: quanto dolore è disposto a sopportare l’uomo prima di rinunciare a Dio? Dio crede ancora nell’uomo o ci ha rinunciato? Dio E qual è il volere di Dio? La tematica religiosa c’era già ne L’ultima tentazione di Cristo (1988) e Kundun (1997): Gesù nel primo e il 14esimo Dalai Lama nel secondo sembrano dubbiosi rispetto al ruolo che si trovano a ricoprire. Da una parte Cristo non è sempre disposto alla misericordia e non sembra consapevole di essere figlio di Dio, dall’altra il Dalai Lama si chiede se sia davvero in grado, nonostante la sua giovane età, di fermare l’invasione cinese in Tibet. Continue domande e nessuna risposta.

3. Musica

Comunità italoamericana, moda e musica. C’è tutto No Direction Home: Bob Dylan (2005), un documentario che come confezione formale e forza contenutistica non ha niente da invidiare ai film di finzione di Scorsese. La pellicola segue la vita di Bob Dylan: dai primi passi fino alla trasformazione in vera e propria icona della New Generation, il cantautore viene si mostra distaccato, scostante nei confronti delle generazioni che chiedevano il cambiamento. Ma è nel 2011 che esce il più grande documentario di Scorsese: George Harrison: Living in the Material World. Il “quiet Beatle” viene raccontato fin dalla sua infanzia, soffermandosi sull’influenza che il pensiero Krishna ha esercitato su di lui e sulla sua carriera, in linea con l’interesse di Scorsese per la teologia.

4. New York

Che sia la 42esima strada o Times Square, la New York di Travis Brickle (Robert De Niro), si fa metafora dei moti del suo animo. In Taxi Driver (1976) la città non viene mai relegata sullo sfondo, ma agisce come rafforzativo delle ossessioni del protagonista. Funziona allo stesso modo la New York di Toro Scatenato (1980): il film parla di rabbia, dolore e forza bruta, senza mezze misure, e altrettanto violenta viene rappresentata la città, divisa tra puttane e vergini. E se New York si fa simbolo delle emozioni viscerali e brutali dei personaggi, non possiamo non citare le lotte sanguinose di Gangs of New York (2002).

5. Irlanda

In Quei bravi ragazzi (1990) c’è da un lato Padre Lavon (Liam Neeson) si prepara alla battaglia nel quartiere newyorkese dei Five Points, dall’altro Henry Hill (Ray Liotta) vuole entrare nella mafia locale. Che siano a Boston, New York o Las Vegas, gli irlandesi di Scorsese sono malviventi che cercano disperatamente di imporre la loro presenza nel mondo, ma non si tratta di infrangere la legge o sopraffare altre persone: il loro è un dramma identitario, vissuto con violenza e tormento. In The Departed (2006) questo dramma interiore è rappresentato da Billy (Leonardo DiCaprio) e Colin (Matt Damon), che cercano di vivere la loro vita pubblica in modo opposta a come affrontano loro realtà mafiosa, giostrandosi tra bene e il male mentre si proteggono dietro una maschera che li rende insospettabili.

Daniela Addea

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