Torna anche quest’anno SguardiAltrove diretto da Patrizia Rappazzo, uno dei festival più interessanti di Milano rivolto al panorama cinematografico internazionale e soprattutto alle cineaste donne di tutto il mondo. Tema portante della 23a edizione è il ruolo fondamentale e spesso dimenticato, o dato per scontato, assunto dalle donne: la capacità di preservare e tramandare la memoria del passato e di generare le basi per un futuro, si spera, migliore.
Tra anteprime mondiali, ospiti d’onore – in particolare Margherita Buy che ha visto un’intera sezione dedicata a lei –, workshop ed eventi speciali, l’edizione 2016 comprendeva quattro competizioni: #FrameItaia – Premio del Pubblico (Concorso Italiano Lungometraggi, Cortometraggi e Documentari), Nuovi Sguardi (Concorso Internazionale Lungometraggi), Sguardi (S)confinati (Concorso Internazionale Cortometraggi) e Le donne raccontano (Concorso Internazionale Documentari).
Ricordiamo in particolare il film-omaggio a Ilaria Alpi La vacanza, presentato in anteprima assoluta a pochi mesi dalla riapertura del caso: tra pochi giorni uscirà la nostra intervista alle autrici Daniela Vismara e Marina Senesi.

bellissima

#FrameItalia

Dedicato alle sole produzioni italiane, il concorso ha presentato una vasta gamma di film uniti dal filo conduttore del tempo, regalando un quadro dell’Italia odierna e di quella che fu, tra passato e presente.
Avere vent’anni nel tempo della crisi (Italia 2015), documentario di Valerio Finessi che segue le vicende di un gruppo di universitari riportandone lo smarrimento di fronte alle nuove e incontentabili esigenze del mondo del lavoro, racconta quanto le nuove generazioni sembrino inconciliabili con la società italiana, tanto che la maggior parte desidera emigrare all’estero.
Il rapporto con il tempo viene affrontato in modo ironico anche dal corto Morituri. Il regista Daniele Segre, infatti, espone le difficoltà incontrate dai protagonisti nel rapportarsi con la morte. Spinti dal costante desiderio di vicinanza coi defunti, persone care ma anche perfetti sconosciuti, i personaggi si ritrovano in un mortuario che diventa teatro di deliranti monologhi e di conversazioni sia coi morti che con i vivi.
Nei corti Bellissima (Beautiful, Alessandro Capitani, Italia 2015) e Monique’s (Francesca N. Penzani, USA 2016), invece, il tempo si lega alla bellezza e al suo modificarsi nel tempo. Nel primo, la protagonista si lascia abbattere dai moderni canoni di bellezza che definiscono “brutti” i suoi chili di troppo, tanto da chiudersi nel bagno di una discoteca per un’intera serata invece che divertirsi coi propri amici; ma non tutti sono vittime passive degli standard imposti dalla moda e qualcuno sa ancora trovare la bellezza nel “brutto”. Questa stessa bellezza giovanile diventa motivo di nostalgia per la protagonista over 40 di Monique’s che, nonostante sia in gran forma, farebbe di tutto tutto per calarsi nei panni dell’insicura protagonista di Bellissima, rimpiangendo gli anni passati e forse non sfruttati fino in fondo.
Il concorso, vinto da Anséra-Trace the future di Valentina Signorelli e Lorenzo Giovenga, è riuscito a rappresentare tutte le sfaccettature del trascorrere del tempo e dei valori annessi, mutevoli e flessibili ma mai da accettare passivamente.

La città senza notte

Concorso Nuovi Sguardi

Il concorso Nuovi Sguardi è forse il più interessante, e anche quest’anno ha privilegiato le opere prime: sguardi nuovi, freschi, curiosi e, soprattutto, diversi tra loro. Sette su otto sono infatti opere di esordienti che sono approdate al Festival e che proprio grazie a questa preziosa possibilità si spera possano salpare verso mari sempre più grandi. Il premio Nuovi Sguardi è stato vinto da Nefesim Kesilene Kadar (Until I Lose My Breath) di Emine Emel Balci (Turchia/Germania 2015), mentre le menzioni speciali sono andate a Sonata per a violoncel (Sonata for cello) di Anna M. Bofarull (Spagna 2014) e ad Adrien – Le garagiste di Renée Beaulieu (Canada 2015), l’unico film extraeuropeo.
Parallel lines meet at the infinity, opera prima di Lika Alekseeva (Russia/Bielorussia/Ungheria 2015), è un film che si limita a porre domande e a suggerire risposte che non riesce a trovare: fino a che punto un autore si può spingere per l’arte? Esiste un limite? A chi spetta stabilirlo? La pellicola, cupa e a tratti macabra, segue le vicende di un giovane fotografo tormentato, disposto a tutto per lo scatto perfetto. Ma il protagonista si ritroverà a dover fare i conti con il proprio passato, incarnato da una ragazza ritrovata dopo molti anni, e col mercato dell’arte, spesso incapace di cogliere la vera anima delle opere e il loro reale valore.
Con Erba Celeste (Italia 2015) si approda a una soleggiata e splendente Sicilia. La regista Valentina Gebbia porta in scena il tema scomodo della cannabis e dei suoi molteplici usi (ricreativi, utili e medici), cercando di esorcizzare l’argomento, in Italia ancora tabù. Il film segue le vicende dell’architetto Amaranto, che grazie alla musicista malata di cancro Celeste scoprirà gli effetti anche positivi di un’erba prima considerata solo una droga stupefacente.
La città senza notte (The nightless city, Italia/UK 2015) è l’altra faccia della Sicilia: una Catania notturna e misteriosa, sognante e surreale. La favolosa fotografia e le accurate scelte di regia riescono a evocare ogni minima sfaccettatura degli stati d’animo dei protagonisti Mariko e Salvatore, due cuori uniti da un amore delicato, che si muove in punta di piedi sulle differenze culturali tra il controllato Giappone e l’esuberante Sicilia. Un film sperimentale e simbolico, in cui tutto parla tranne i protagonisti, ai quali basta uno sguardo o un minimo gesto per comunicare tra loro e con gli spettatori. L’intervista con Alessandra Pescetta, in uscita a breve sul nostro sito, svelerà tutto il “non detto” del film; nel frattempo vi consigliamo vivamente di vederlo.
Ana Yurdu (Motherland) (Turchia 2015) è l’esordio di Senem Tüzen, la cui intervista uscirà prossimamente. Il film prende le mosse dal rapporto madre-figlia delle protagoniste per approdare a un’analisi della Turchia contemporanea attraverso temi estremamente delicati: dalle differenze generazionali allo squilibrio culturale tra città e campagna, dalle difficoltà e i pregiudizi verso le donne negli ambienti conservatori dei piccoli paesi all’aborto e al legame quasi ossessivo che le vecchie generazioni hanno con la religione. Quello della Tüzen è un ulteriore sguardo volto ad arricchire il panorama della Turchia di oggi offerto dal Festival, che in questa 23a edizione ha scelto di dedicare un’intera sezione proprio a questo meraviglioso Paese a cavallo tra Europa e Asia.

My letter to Pippa

Il Festival prevedeva infine due sezioni-focus non competitive e anche a regia maschile: Diritti Umani, oggi e La Turchia dei nostri giorni – Largo al cinema delle donne.

Focus Turchia

Curato da Nicola Falcinella, il Focus sulla Turchia dei nostri giorni ha privilegiato lo sguardo “al femminile” nei confronti della controversa situazione sociopolitica dei un Paese tanto meraviglioso quanto disastrato, soprattutto negli ultimi anni. Colpisce in particolare il documentario di Bingöl Elmas Pippa’ya Mektubum (My letter to Pippa, Turchia 2010), dedicato all’artista milanese Pippa Bacca, brutalmente violentata e uccisa a Gebze (Turchia) durante la propria performance artistica Sposa in viaggio trasformatasi in una tragedia. Bingöl riparte proprio da dove Pippa si era fermata e, vestita da sposa ma in nero in segno di lutto, riesce a completare il messaggio di pace lanciato dall’artista milanese arrivando in autostop fino al confine con la Siria. Sebbene si tratti di un girato piuttosto grezzo, dai dialoghi che Bingöl intrattiene con gli uomini che scelgono di darle un passaggio o che incontra durante il percorso emerge quanto sia difficile la condizione della donna in Turchia, schiacciata da pregiudizi e paure dettate da una visione distorta del sesso femminile consolidata da secoli di tradizioni. “Se una donna non provoca, non succede nulla”; “Quando vedo una donna poco vestita mi arrabbio con me stesso perché mi eccito, ed è lo stesso per il 90% degli uomini turchi”; “Tu sei una donna e il posto di una donna è in casa con i bambini”; “Sulla strada autostoppiste e prostitute sono la stessa cosa”. Difficile non rabbrividire sentendo frasi del genere uscire con estrema naturalezza da bocche di uomini apparentemente “per bene”.

show all this to the world

Focus Diritti umani, oggi

La sezione era quasi interamente dedicata al tema dell’immigrazione, argomento attualissimo e molto controverso. I film presentati, diversi tra loro come impostazione e collocazione temporale, analizzano le migrazioni di tutto il mondo e di tutta la Storia, sia passate che presenti.
Film d’apertura del Festival è stato proprio Show all this to the world (Italia 2015) in cui il regista Andrea Deaglio pone lo spettatore di fronte alle scioccanti immagini reali delle decine di profughi che l’anno scorso rimasero bloccati sugli scogli di Ventimiglia senza la possibilità di passare in Francia per proseguire il proprio viaggio a causa della chiusura della frontiera nelle vicinanze di Mentone.
Il Focus invita così lo spettatore a riflettere sul mondo di oggi e a interrogarsi sui diritti umani, più declamati che messi in pratica e spesso mutevoli in base alle circostanze. In che cosa consistono esattamente i diritti umani? Non dovrebbero rimanere i medesimi in qualunque situazione e nei confronti qualsiasi persona?

Alessia Arcando e Benedetta Pini