In un’epoca come la nostra, di grandi rivolgimenti e altrettanto grandi opposizioni e conquiste, emerge però una profonda contraddizione: una società che si professa aperta e progressista ma manifesta atteggiamenti conservatori, spesso anche in modalità violente, come conseguenza di un’incapacità ad accettare i mutamenti, il “diverso” e la pluralità di voci. Questo è il mese in cui si lotta contro tutto questo, e si grida: sii ciò che sei e sentiti libero di esserlo.

Per questo abbiamo selezionato 20 film che raccontano un’umanità rimasta invisibile per troppo tempo, soprattutto sul grande schermo, e che negli ultimi anni trova finalmente una rappresentazione stratificata e credibile, al di là dei soliti stereotipi.

Comizi d’Amore, Pier Paolo Pasolini, Italia, 1964

Nell’estate del 1963 Pasolini, microfono alla mano, gira la penisola per interrogare italiani di diversa età, estrazione sociale e culturale sul loro rapporto con la sfera sessuale. Comizi d’amore è uno dei primi documentari che affronta temi lasciati ai margini dalla società democristiana di allora, uno su tutto l’omosessualità, offrendo uno specchio finalmente verosimile dell’Italia del tempo, senza il velo del politicamente corretto e del conservatorismo andreottiano.
Puoi vedere il film integrale direttamente su YouTube.

The Times of Harvey Milk, Rob Epstein, USA, 1984

Harvey Milk è stato uno dei primi uomini apertamente omosessuali a venire eletto per una carica pubblica negli Stati Uniti. Nello specifico, fu il primo consigliere comunale gay nella storia di San Francisco, e riuscì a cambiare profondamente la città. Attivo negli anni ’70, lotta strenuamente e ottiene alcune importanti vittorie civili, come la possibilità per gli omosessuali di insegnare nelle scuole della California. Morì a soli 48 ani, assassinato all’interno del Municipio insieme al sindaco di San Francisco, George Moscone, dall’ex consigliere comunale Dan White. Attraverso questo documentario potrete conoscere il suo operato, le sue conquiste, le sue azioni di attivismo, il suo ruolo nella politica e comprendere com’era la vita quotidiana della comunità LGBTQ+ in un’America intollerante. La sua storia viene narrata qualche anno dopo anche da Gus Van Sant, nel biopic Milk, interpretato da Sean Penn. Un film drammatico dallo sfondo politico e storico che trasmette un messaggio di grande positività e speranza.

Cuori nel deserto, Donna Deitch, USA, 1985

Vivianne Bell è una professoressa universitaria di New York che si reca in Nevada per seguire la pratica del suo divorzio, vivendo in una stanza in affitto nel ranch della signora Frances Parker. Qui incontra Cay, la sua figliastra, giovane e disinibita ragazza lesbica, nonostante la chiusura della cittadina in cui vivono. Questo cult degli anni ’80 narra la dinamica tra le due ragazze secondo gli stilemi del genere sentimentale, normalizzando il loro rapporto attraverso un’introspezione onesta e mai feticizzata. Più che un film LGBT, Cuori nel deserto è un film su una storia d’amore, con tutti i suoi ostacolo, i suoi drammi e le sue gioie. 

Tutto su mia madre, Pedro Almodóvar, Spagna, 1999

Manuela deve affrontare un lutto apparentemente impossibile da superare, mentre cerca il suo ex marito, la transessuale Lola, in una Barcellona maledetta, che non sembra lasciare spazio per il riscatto a chi tenta disperatamente di intraprendere una vita diversa. Con pochi personaggi e un mix surreale di tragico e comico, il film ritrae un’intera comunità, quella transessuale, con tutte le difficoltà che deve affrontare all’interno di una società ancora conservatrice e chiusa.

Weekend, Andrew Haigh, UK, 2011

Il regista di 45 anni Andrew Haigh conferma con Weekend la sua capacità introspettiva eccezionale, facendo emergere in modo delicato e spontaneo l’interiorità dei due protagonisti. Russell e Glen vivono quasi per caso una relazione breve e intensissima, che si traduce in gesti ed espressioni accennati ma eloquenti: timidi sorrisi, sguardi sfuggenti e mani sfiorate esprimono più di lunghi discorsi; è un continuo sondarsi a vicenda, ora con le parole, ora con il corpo. Il loro amore, limitato a un solo weekend, porta i protagonisti a vivere con estrema intensità ogni istante in un rendez-vous di emozioni che dilata il tempo loro concesso: non è la durata di una relazione a definirne lo statuto, non vi sono convenzioni che conferiscano legittimità a un rapporto sentimentale.

Pride, Matthew Warchus, UK, 2014

Galles, estate 1984. Un gruppo della comunità omosessuale londinese decide di sostenere l’Unione Nazionale Minatori durante lo strike, iniziando una lotta contro l’allora primo ministro Margaret Thatcher e una Gran Bretagna non ancora pronta a includerli. Il film racconta i fatti realmente accaduti allora, che fanno da sfondo alla nascita del marcia del Pride, che oggi tutti conosciamo: la prima avvenne propri a Londra nel 1985, dove, al fianco della comunità gay londinese, si schierò anche il sindacato dei minatori.

Stonewall, Roland Emmerich, USA, 2015

Danny è omosessuale ed è innamorato di Joe. Ma quando il padre lo scopre, viene cacciato di casa. Il ragazzo inizia così a lavorare per il locale Stonewall Inn, a New York. Questa storia finzionale è il pretesto con cui Rolland Emmerich racconta le vicende realmente accadute e note come “moti di Stonewall”, ossia i violenti sconti che videro contrapposti la comunità omosessuale newyorkese e la polizia, dopo l’irruzione di quest’ultima nel noto bar. A questo momento di rottura viene simbolicamente ricondotta la nascita del movimento di liberazione omosessuale in tutto il mondo. 

Torri, checche e tortellini, Andrea Adriatico, Italia, 2015

“Torri, Tette e Tortellini” sono le tre “T” di Bologna, uno slogan adottato per indicare i tre punti di forza della città. Ma c’è stato un momento, nella storia del capoluogo emiliano a cavallo tra gli anni ’70 e gli ’80, in cui una delle “T” è diventata una “C”, trasformando lo slogan in un’espressione, oltre che di bellezza, di libertà. Il docufilm di Andrea Adriatico. Torri, Checche e Tortellini – Appunti per una storia senza storia dell’omosessualità del ’900 restituisce proprio questo incredibile pezzo di storia italiana: la nascita del primo centro LGBT in Italia.⁣ A raccontarlo sono le persone che l’hanno vissuta in prima linea, ognuno con una storia diversa eppure tutti uniti da un luogo che non è solo fisico, ma soprattutto mentale: il Cassero di Porta Saragozza (attualmente situato in un’altra sede). Tra loro ci sono anche due figure simbolo della lotta per la liberazione omosessuale: lo scrittore e attivista, Mario Mieli e il libraio, giornalista e scrittore dell’élite intellettuale bolognese Roberto Roversi.⁣

Mademoiselle, Park Chan-wook, Corea del Sud, 2016

Hideko è una ragazza solitaria, rimasta orfana e con una grande eredità da gestire. Sook-hee è una giovane borseggiatrice che lavora per lei come domestica. Uscito in Italia solo nel 2019, Mademoiselle racconta una storia d’amore che si snoda in una paradossale temporalità senza tempo, fluida, fatta di ricordi, punti di vista e inganni.

Quando hai 17 anni, André Téchiné, Francia, 2016

Damien e Tom sono due adolescenti in continua lite tra loro, a scuola e fuori, che si ritrovano a vivere sotto lo stesso tetto e a dover quindi scendere a patti con l’astio reciproco. Per certi aspetti, potrebbe essere considerato una versione francese di Chiamami col tuo nome: la vita adolescenziale, con i suoi tormenti e le sue tempeste ormonali, è rappresentata con credibilità e sentimento.

Una donna fantastica, Sebástiao Lelio, Cile, 2017

Marina Vidal (Daniela Vega) è donna transgender ancora in fase di passaggio fisico e giuridico, ed è la protagonista del film. Il suo corpo disturba la società perbenista in cui vive, in particolare la famiglia del suo compagno, morto improvvisamente. L’odio, il risentimento e la necessità di trovare un capro espiatorio di un lutto immotivato si scagliano brutalmente su Marina, considerata una mera “perversione”, un corpo estraneo, che terrorizza e mette in crisi, in quanto rifugge ogni definizione e attira su di sé la violenta frustrazione di chi necessita di “normalizzare” e catalogare l’intero mondo.

Disobedience, Sebástiao Lelio, USA, 2017

La fotografa Ronit (Rachel Weisz), trasferitasi a New York da tempo, torna a Londra per il funerale del padre, il rabbino Rav, e si trova a dover affrontare gli sguardi severi dei membri della comunità ebraica ortodossa in cui è cresciuta e dalla quale era fuggita anni prima e che ora la disprezza. Tra lei, Esti (Rachel McAdams) e Dovid (Alessandro Nivola) era nata tanti anni fa un’amicizia ancora forte. È passato molto tempo da quando trascorrevano le loro giornate insieme, ma i tre sono sempre i ragazzi di allora, e l’irresistibile attrazione fra Romit e Esti costituisce il cuore pulsante del film, un desiderio trattenuto troppo a lungo che implode all’improvviso e si posa su sorrisi appena accennati, sguardi di sfuggita e gesti quasi impercettibili, carico di una passione fortissima che si illumina in mezzo al triste grigiore circostante. 

120 battiti al minuto, Robin Campillo, Francia, 2017

Gli anni ’90 sono stati gli anni delle grandi conquiste dei diritti civili, grazie alla nascita di associazioni come Act Up-Paris, ente francese che promuove la lotta contro l’AIDS. Robin Campillo lo celebra raccontandone successi e drammi, attraverso il punto di vista di due ragazzi che questa battaglia l’hanno vissuta sulla loro pelle. Una battaglia contro l’indifferenza generalizzata, contro le discriminazioni, contro un nemico invisibile chiamato conservatorismo e contro una società cieca.

Girl, Lukas Dhont, Belgio, 2018

Girl, avvolgente e personale, trascina lo spettatore nel mezzo delle inquietudini adolescenziali di Lara (Victor Polster), un’aspirante ballerina nata in un corpo maschile che, in piena fase adolescenziale, vive nel limbo di un corpo sempre più femminile, in attesa del giorno in cui potrà operarsi e riconoscersi finalmente nel proprio aspetto. Girl si muove sulle corde di quest’ambiguità non solo del corpo di Lara, ma anche dei suoi compagni e delle sue compagne, alcuni dalle forme ancora ibride e poco delineate come le sue, altri femminili e formosi, sui quali la macchina da presa si sofferma a lungo, facendosi espressione del bruciante desiderio di Lara di essere una di loro. Il vero protagonista del film è il corpo.

Knife+Heart, Yann Gonzalez, Francia, 2018

Caotico (in senso buono) omaggio francese al cinema degli anni ’70, tra giallo, noir, poliziesco, pulp ed erotico, il film narra la storia personale di una regista parigina di cinema porno gay, Anne, alle prese con la rottura con la fidanzata di una vita. Questa vicenda si intreccia a una serie di omicidi a catena che coinvolgono alcuni attori dei film di Anne, che gettano paure e inquietudini sui membri dello staff.

Zen – Sul ghiaccio sottile, Margherita Ferri, Italia, 2018

Ambientato sull’Appennino emiliano nel difficile contesto di un liceo di provincia, Zen – Sul ghiaccio sottile è un intimo film di formazione che percorre la ricerca di sé e il cammino verso l’auconsapevolezza da parte di Maia, giovane promessa dell’hockey. Il corpo come complesso luogo del sé, che inevitabilmente passa attraverso l’inafferrabililità dell’Altro, il confronto con i pari, la definizione del proprio desiderio e l’accettazione di questo. Scardinando luoghi comuni con un respiro autoriale, il film di Margherita Ferri entra in profondità, grazie anche alla naturale interpretazione dell’esordiente Eleonora Conti, le cui movenze, dialoghi ed espressività trasmettono tutta la delicatezza e le sfaccettature del suo personaggio.

Ema, Pablo Larraín, Cile, 2019

Ema è un film che mette sul piatto la necessità di rappresentare una femminilità tossica, dopo aver ampiamente sdoganato una mascolinità di quel segno: una protagonista piromane e che esercita il suo potere abusivo attraverso le armi femminili della seduttività, una sessualità fluida, un’indipendenza ai limiti dell’aridità e un’ode alla distruttività che ogni forma di amore si porta dietro. Questa la merce sul piatto di Ema, un film davanti a cui non si rimane indifferenti: la figura femminile che si costruisce attraverso estetiche da videoclip, decostruzioni temporali, capelli mascolini biondo platino tutti all’indietro e dialoghi pieni del veleno di un amore finito e di un trauma da elaborare è un ritratto di un erotismo femminile che guarda al futuro.

Ritratto della giovane in fiamme, Céline Sciamma, Francia, 2019

L’amore raccontato da Ritratto della giovane in fiamme nasce dall’osservazione, dal fascino per i dettagli impercettibili; un amore prima di tutto intellettuale ma che freme per diventare esplodere nella fisicità, e quando lo fa è di una tale potenza che non può fare a meno di durare tutta una vita. Le interpretazioni di un cast quasi esclusivamente femminile, salvo qualche comparsa all’inizio e alla fine del film, riescono a trasmettere con potenza straziante tutto quel non detto e tutta quella voglia di libertà, di possibilità che muove le protagoniste e le porta a vivere per qualche giorno, fra la spiaggia e le mura di un palazzo, nel loro mondo ideale, ritagliandosi un raro spazio spazio di vita vera.

So Pretty, Jessie Jeffrey Dunn Rovinelli, USA, 2019

So Pretty ritrae quattro giovani queer di una comunità poliamorosa di New York, che esplora le nuove possibilità “dell’insiemità” (coupledom o togetherness), proponendo un diverso modo di pensare l’amore e la cura reciproca. L’amore è un elemento strutturale di ogni società, dunque apportare un cambiamento nel modo di pensare e vivere l’amore (e di conseguenza l’insieme) implica una trasformazione anche della società.
Lo puoi guardare online qui.

Buck, Elegance Bratton e Jovan James, USA, 2020

Elegance Brattone a 16 anni viene cacciato di casa dalla madre dopo aver fatto coming out, e nella sua carriera dirigerà documentari e fiction per riflettere sullo scontro tra aspettative della società e libertà individuale. Il protagonista del film sente la necessità di esplorare la propria sessualità senza giudizi né costrizioni, nel tentativo di uscire da una spirale di depressione e demotivazione. Arriva così a sperimentare ciò che di più lontano ci fosse dalla sua precedente vita limitata, per poi rendersi il conto che non è questa la soluzione adatta a lui, né che gli permetterà di risolvere i suoi problemi. Si tratta solo di un mero diversivo per mettere a tacere un dolore che continua a tormentarlo.

La Redazione