1. Dalla parte della Storia

La difficoltà di mischiare realtà storica e fiction è probabilmente la sfida maggiore della serie. 1993 si apre infatti con il più noto lancio di monetine della storia della Repubblica italiana: il 30 aprile la folla si scaglia contro l’ormai ex-segretario del PSI Bettino Craxi fuori dall’hotel Raphaël. Siamo in piena Tangentopoli, l’inchiesta Mani pulite è ormai una certezza e quell’episodio sancirà l’inizio della fine per la Prima Repubblica. Il regista Giuseppe Gagliardi riesce nell’ardua prova di coniugare storia e cinema affidandosi a interpreti che non hanno certo fatto rimpiangere i personaggi reali a cui sono ispirati. Unica pecca è il ridotto spazio concesso alla maggior parte di loro, ma sarebbero servite almeno dieci stagioni per rappresentare in modo approfondito ciascuno.     

2. Da Milano a Roma

Come 1992, anche 1993 è ambientata delle due città emblematiche della penisola. Milano è la metropoli che sembra ancora vivere di quel boom economico iniziato decenni prima (tra gli anni Cinquanta e Sessanta), dove i soldi sbucano e scompaiono senza mai smettere di circolare. Roma detiene il potere di uno Stato in cui chi ha idee e fame non può che buttarsi in una vasca di squali e vedere se ne esce vivo. Milano, calda dentro e fredda fuori, trova il suo apice nelle inquadrature curatissime dalla fotografia Michele Paradisi; Roma viene invece mostrata di meno, lasciando un po’ di amaro in bocca agli spettatori. La scelta di girare la maggior parte delle scene in ambienti ricostruiti e in interni non rende giustizia alle grandi possibilità delle due città italiane. 

3. Coralità vincente

Se Leonardo Notte incarna l’anima di 1993, il personaggio deve però spartire il palcoscenico con gli altri protagonisti della serie. Pietro Bosco (Guido Caprino), Veronica Castello (Miriam Leone), Luca Pastore (Domenico Diele) e Beatrice “Bibi” Mainaghi (Tea Falco) danno vita a storie parallele che si intrecciano continuamente tra loro andando a formare la colonna vertebrale di questa stagione, dando pieno sfogo alla loro potenzialità inespressa in 1992. La coralità è infatti l’aspetto vincente di 1993, dove anche il più marginale dei soggetti ha un’importanza quasi vitale per la storia e per il coinvolgimento emotivo dello spettatore: la possibilità per il pubblico di affezionarsi a uno di loro comporta una netta presa di posizione nell’intera vicenda.   

4. Effetto Notte

Si riparte sempre da lui: Leonardo Notte (Stefano Accorsi). Elegante, furbo e deciso, sa sempre quello che fa e non rivela debolezze di fronte a nulla. Ancora più indecifrabile e ambiguo, Leo cela una psicologia ancor più difficile da decodificare: la sua ambizione in questa nuova stagione è direttamente proporzionale a una coscienza marchiata a fuoco da un passato che risorge dall’oscurità. E la frase di apertura del primo episodio è emblematica del personaggio, interpretato con straordinaria presenza scenica da Accorsi: “Cosa importa se muoio? Ho speso bene i miei soldi, ho fatto bene baldoria, ho accarezzato molte donne. Andiamo a dormire”. L’“effetto Notte” ha colpito ancora.  

5. Il firmamento di Sky 

Sky ci ha azzeccato ancora, e si avvia a confermarsi come piattaforma delle migliori produzioni italiane di oggi. Dopo una stagione non molto fortunata con 1992, la produzione di 1993 ha messo tutti d’accordo, dimostrando di saper prendere le giuste decisioni senza dare nulla per scontato. Dopo Romanzo Criminale, Gomorra e The Young Pope, l’emittente di Rupert Murdoch è già pronta per il sequel 1994, che chiuderà la trilogia.   

Filippo Fante