Voto

6.5

Roma, 9 febbraio 1968. Il gruppo studentesco degli Uccelli scende per la prima volta in campo nel pieno fermento delle rivolte studentesche. Come gesto simbolico decide di occupare la sede della prima università d’Italia, la Sapienza, dove staziona per quasi 36 ore sulla cupola di Sant’Ivo. In seguito a questo gesto molti studenti iniziano ad abbandonare le aule e vivere un ’68 differente, mettendo in discussione le istanze preesistenti. Oggi, settembre 2019, Silvio Montanaro realizza un documentario per raccontare questo episodio e mostrare un’altra faccia del 1968, non quello del Movimento Studentesco e della lotta studendesca, ma quella di un 1968 meno politico e più situazionista.

Alternando materiale d’archivio, intermezzi di finzione e brevi interviste, con uno stile sobrio e incisivo, tendente al didascalico, Montanaro dichiara l’intenzione del documentario: far conoscere il gruppo degli Uccelli, le loro idee, le loro azioni e indagare l’origine “calviniana” del gruppo. Quella degli Uccelli fu un’esperienza breve, che evaporò rapidamente ma riuscì comunque a incidere nelle dinamiche politiche del tempo, influenzando fortemente la vita della facoltà e raccogliendo un buon numero di consensi. Inoltre i membri del gruppo volarono fino a Berlino, dove entrarono in contatto il cosiddetto Kommune1 per lavorare a uno dei concetti chiave delle loro rispettive azioni: il privato deve essere pubblico.

Ne Il barone rampante si diceva “se alzi un muro, pensa a ciò che resta fuori!”. La presa di coscienza del gruppo (rimasta inascoltata) era proprio quella di essersi resi conto che dal muro informe di parole eretto dalle associazioni studentesche non sarebbe conseguito alcun cambiamento radicale della società. La loro azione provocatoria nasceva proprio da questa consapevolezza, con l’obiettivo di scardinare una volta per tutte quel circolo vizioso che a un vecchio padrone ne sostituisce semplicemente un altro.

Davide Spinelli