Voto

6

Roma, 9 febbraio 1968. Il gruppo studentesco degli Uccelli scende in campo nel pieno delle rivolte studentesche. Come gesto simbolico decide di occupare la sede della prima università d’Italia, la Sapienza, dove staziona per quasi 36 ore sulla cupola di Sant’Ivo. In risposta, molti studenti iniziano ad abbandonare le aule e vivere un ’68 differente, mettendo in discussione le istanze preesistenti. Silvio Montanaro realizza un documentario per raccontare questo episodio e mostrare un’altra faccia del 1968, non per forza quella del Movimento Studentesco e della lotta studendesca, ma quella di un 1968 meno politico e più situazionista.

Alternando materiale d’archivio, intermezzi di finzione e brevi interviste, con uno stile sobrio e incisivo, tendente al didascalico, Montanaro dichiara l’intenzione del documentario: far conoscere il gruppo degli Uccelli, le loro idee, le loro azioni e indagare l’origine “calviniana” del gruppo. Quella degli Uccelli fu un’esperienza breve, che evaporò rapidamente ma riuscì comunque a incidere sulle dinamiche politiche del tempo, influenzando la vita della facoltà e raccogliendo un buon numero di consensi. I membri del gruppo volarono fino a Berlino dove entrarono in contatto con il cosiddetto Kommune1 per lavorare a un obiettivo comune: il privato deve essere pubblico.

Ne Il barone rampante Calvino scrive “se alzi un muro, pensa a ciò che resta fuori!”. Il gruppo si era reso conto che dal muro informe di parole eretto dalle associazioni studentesche non sarebbe conseguito alcun cambiamento radicale della società. La loro azione provocatoria nasceva da questa consapevolezza, con l’idea di scardinare una volta per tutte quel circolo vizioso che a un vecchio padrone ne sostituisce semplicemente un altro.

Davide Spinelli