Voto

8

Sbaragliando la concorrenza di Netflix (The Irishman di Martin Scorsese e Storia di un matrimonio di Noah Baumbach) e il discusso Joker (Todd Phillips), lo scorso 5 gennaio 1917 di Sam Mendes ha stupito tutti portandosi a casa il Golden Globe per Miglior film drammatico e per la Miglior regia, superando anche l’ultimo Tarantino (C’era una volta a… Hollywood) e l’apprezzatissimo Parasite (Bong Joon-ho). Per questo l’hype sollevatosi intorno a 1917 è notevole, e lo accompagnerà fino alla notte degli Oscar, dove si vocifera sia il favorito. Pare quindi che Mendes stia riuscendo a replicare il successo ottenuto nel 1999 con l’ormai cult American Beauty, ma questa volta con un film di guerra in parte atipico.

Quello di Mendes è infatti un viaggio frenetico contro il tempo, intrapreso attraverso un fittizio piano sequenza unico. Lo spettatore si ritrova così ad affiancare i giovani caporali Schofield (George McKay) e Blake (Dean-Charles Chapman) mentre attraversano la Terra di Nessuno (terreno indistinto che divide gli Alleati dalle trincee nemiche) per consegnare un importante messaggio che potrebbe salvare la vita di 1600 soldati. La narrazione nasce dai racconti di guerra del nonno del regista, che ha vissuto in prima persone l’esperienza da caporale durante la Prima Guerra Mondiale, e il risultato è un’avvincente storia di amicizia e di sacrificio. Il legame tra i protagonisti è infatti forte e sincero, rappresentativo di tutti quei rapporti che si creano tra soldati sul campo di battaglia, dove le differenze geografiche, culturali, etniche e anagrafiche non contano assolutamente niente.

Questa amicizia, disposta ad affrontare i pericoli, l’ignoto e persino la morte, si traduce nelle immagini suggestive e iper dettagliate del direttore della fotografia Roger Deakins, capaci di trasmettere un senso di delicata intimità. Un sentimento che si mostra al massimo del suo potenziale quando la macchina da presa, con movimenti morbidi e armoniosi, si sposta dal racconto corale, dal gruppo e torna al singolo, a Schofield e al suo tentativo di preservare a tutti i costi una pietà e una bontà che sono estranee alla guerra. Gli ariosi spostamenti della macchina da presa, che mai si allontana dai personaggi, e un complesso montaggio nascosto permettono allo spettatore di sentirsi immerso nella vicenda, avvicinando l’esperienza della visione a quella di certi prodotti videoludici, con complesse riprese a 360° che hanno richiesto la perfetta coordinazione di attori e troupe. 1917 è un film innovativo nel raccontare una storia di guerra consueta: come fosse uno spettacolo teatrale, mostra al pubblico un continuo flusso temporale, affascinandolo con trascinanti e fascinosi movimenti di camera da videogame.

Davanti a questo lavoro tecnico ambizioso e certosino, il racconto di Mendes non crolla, rivelandosi qualcosa di più di un puro tecnicismo privo di emozioni e pathos. Le interpretazioni degli attori, anche di quelli secondari sanno colpire il cuore dello spettatore, lasciando trasparire un’umanità che si concretizza in uno stato emotivo di sfiducia, disillusione o incoscienza. Inoltre, le musiche create da Thomas Newman, ispirate direttamente dalle location del film, contribuiscono ad aumentare turbamenti ed eccitazioni di un dramma bellico come raramente se ne vedono nel cinema attuale.

Francesca Riccio