Voto

9

Bisognerebbe imporre un limite massimo di età per certi film: non solo la sensibilità degli under 14 può venire turbata, chi si avvia alla vecchiaia è altrettanto fragile. Sorrentino manifestamente parla di senilità, ma colpisce dritto al cuore chiunque guardi Youth – La giovinezza, intrappolandolo grazie a musiche ben curate nella resa emotiva e nell’enfatizzare la potenza delle immagini, di grande forza già di per sé. Nonostante non succeda nulla di drammatico in senso diretto, il film è avvolto da una nebbia di pesantezza esistenziale che porta lo spettatore a una profonda commozione, incollandolo alla sedia fino al termine dei titoli di coda e oltre: il turbamento è talmente potente da risultare difficile scrollarselo di dosso. E senza neanche capirne bene il perché.

Sorrentino riesce a dominare la sua verve creativa e visionaria, raggiungendo così un’armonia tra sceneggiatura e manierismi che, sempre in agguato dietro l’angolo, trasformerebbero il film di una giustapposizione di ridondanze e indugi eccessivi: trama ed estetica si compenetrano reciprocamente pur mantenendo la propria indipendenza, senza che l’una esondi imponendosi sull’altra.

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Ogni personaggio, anche minore, risulta vero, reale, concreto, ricco di sfumature psicologiche, posto nella vicenda per rappresenta una particolare fase della vita, da non intendersi necessariamente in senso anagrafico. È infatti dai dialoghi, dallo scambio reciproco di pensieri, saggezza, paure, dubbi, desideri e rimpianti che emerge man mano il senso del film. L’alternanza di comico e tragico traspare dal sarcasmo delle conversazioni fra i protagonisti Fred e Mick – due eccezionali Michael Caine e Harvei Keitel –, sempre sul filo della disperazione, salvati però dalla battuta brillante appena prima di perdere l’equilibrio.
Il contrasto è evidente anche a livello puramente visivo tra stile alto e basso, sublime e grottesco: nei corpi di giovani e vecchi, spesso a contatto nelle scene dei massaggi, e nelle ambientazioni, che all’evanescenza lirica dei paesaggi bucolici e alla simmetria degli interni si oppongono il corporeo inteso in generale e il materialismo, tra muggiti e Maradona.

Youth – La giovinezza parla del decorrere del tempo, inesorabile e crudele come è Sorrentino nel dirigere la macchina da presa, che va dritta all’elemento più evidente dell’invecchiamento: il corpo con le sue brutture. Ma la vecchiaia è anche altro, è perdita del passato che sfuma man mano – piccolo retaggio di Husserl? –, è rimpianto, è paura, è apatia, è egoismo. Eppure il titolo rimanda esattamente a ciò che appare, ma non è, il suo opposto: “la giovinezza è una condizione esistenziale e non anagrafica” – così afferma Valerio Caprara –, la vecchiaia non esclude una giovinezza interiore, si può ancora rinascere a nuova vita, c’è ancora un futuro. Il trucco è cedere alla leggerezza, tanto odiata in passato, vista come un mero errore giovanile, accettare il desiderio, così puro benché immorale, che ci tiene vivi, e cedere alle emozioni, che sono tutto quello che abbiamo.

Benedetta Pini

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