Il cinema italiano di oggi non sarebbe lo stesso senza Valerio Mastandrea, il volto di alcuni dei personaggi più amati del nostro cinema degli ultimi vent’anni. Nato come attore teatrale e arrivato quasi per caso al grande – e piccolo – schermo, l’iconico interprete romano, oggi quarantaseienne, segue con naturalezza il corso della propria vita davanti alla cinepresa, diventando studente nichilista, figlio, ladro, marito, amante. Una spontaneità che permea tutti i personaggi di cui veste i panni legandoli con un doppio nodo alla sua essenza, caratterizzandone le movenze, gli sguardi, i toni e dando al suo pubblico l’impressione di avere davanti, film dopo film, tante sfaccettature di un solo uomo, quel solo uomo riconoscibile e rincontrabile nei vari ruoli.

Nonostante questo, l’eclettismo di Mastandrea rimane innegabile: dall’eterno disilluso studente fuoricorso di filosofia nella Torino urbana degli anni ’90 di Ferrario, ruolo che lo porta al successo, all’attore che anima i personaggi di registi come Veronesi e Genovese, diventando negli anni Duemila il volto amato da una grande firma contemporanea quale quella di Paolo Virzì. Recita poi in diverse e importanti pellicole come Il Caimano di Nanni Moretti, Un giorno perfetto, il lavoro più drammatico di Ozpetek e Viva la libertà con uno dei migliori Toni Servillo, sottovalutata pellicola di Roberto Andò, per coronare oggi la sua carriera con l’ultimo film di un intramontabile regista come Marco Bellocchio.

Fondamentale il rapporto di Valerio Mastandrea con Claudio Caligari, per il quale recita come protagonista nel suo film più difficile, L’odore della notte, un omaggio all’italiana a Taxi Driver e al suo grande autore, al quale Mastandrea si rivolge in prima persona anni dopo in una toccante lettera per una richiesta di supporto all’ultimo, amatissimo, film di Caligari (Non essere cattivo), che vedrà la luce solo in seguito alla scomparsa del suo ideatore, dandogli un’agrodolce fama postuma di cui non ha mai goduto. Un legame che porta l’attore romano a mettersi dall’altra parte della cinepresa con lo stesso cast de L’odore della notte per girare il suo primo film, previsto per quest’anno, Ride.

Ad oggi, Mastandrea è l’attore italiano della sua generazione che ha alle spalle la filmografia più estesa. Una presenza più che incisiva che si concretizza in varie direzioni, dalle apparizioni in noti videoclip di singoli cardine del pop degli anni ’90 all’impegno in quella che è la formazione e la diffusione della settima arte, dirigendo con l’ex compagna Paola Cortellesi Il Quarticciolo, piccolo cinema e teatro nella periferia di Roma, e facendo parte del comitato scientifico della scuola d’arte cinematografica Gian Maria Volontè, istituto d’eccellenza pubblico e gratuito. Un occhio al cinema che deve ancora vedere la luce, quello con cui sceneggia il futuro film di Zerocalcare, giovane fumettista romano sulla cresta dell’onda.

Valerio Mastandrea oggi compie quarantasei anni e sembra proprio vivere per amore, un amore per il cinema italiano, quel cinema che a volte trattiamo male e rifiutiamo in maniera goffa ma che ci fa sempre emozionare nel suo essere così tanto lo specchio dei nostri cambiamenti. Come recita il titolo di uno dei suoi ultimi piccoli grandi film, di Gianni Zanasi: La felicità è un sistema complesso.

Carlotta Magistris

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