Dopo ben 25 anni possiamo ascoltare la ristampa definitiva di una delle gemme prodotte dal movimento post-punk; i Section 25 erano e sono tuttora un piccolo ma grande gruppo di Blackpool (UK), nato in un periodo in cui l’energia del punk veniva incanalata in nuovi suoni e mixata con le diverse musicalità provenienti dall’underground europeo, dalle intuizioni della black music e dalle nuove sonorità prese in prestito da altri continenti. Lo stridente e drammatico malumore che accompagna costantemente la loro musica e la caratterizza fu perfettamente catturato da Martin Hannet e impresso nel loro LP di debutto Always Now. Molto di questo album è figlio delle intuizioni musicali di Hannet, tanto che Jost Niemoller – della rivista olandese “Vinyl” – ha dichiarato: “Ho sempre pensato che Always Now sia riuscito attrattivo grazie soprattutto al suo produttore, Martin Hannett. Egli riuscì a drappeggiare esattamente il piccolo involucro di echi intorno alle poche, dubbiose e instabili note che il gruppo ha suonato. I Section 25 avevano un suono che coprivano sempre con un foglio di carta sottile, o meglio, esprimevano l’assenza di suono, dando l’impressione che la minima brezza potesse soffiarlo via”.

Registrato come trio al Britannia Row Studios – lo studio di registrazione dei Pink Floyd a Londra – Always Now combina i nuovi ritmi del post-punk con elementi di Can, di krautrock e della psichedelica moderna. Purtroppo nel 1980 i loro mantra sono stati sconsideratamente liquidati come se fossero usciti da una sorta di Joy Division di seconda categoria, e soltanto in seguito tale giudizio venne finalmente screditato perchè decisamente eccessivo e affrettato. Certo, il suond dei Section 25 è sicuramente derivativo e trae fortemente ispirazione dal krautrock elettrico o elettronico; ma chi in quel periodo di effervescenza creativa non lo faceva? Il loro produttore ha indubbiamente influenzato parecchio questo disco, ma allo stesso modo si può dire che Remain In Light dei Talking Heads sarebbe stato lo stesso senza Brian Eno?

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Always Now è senza dubbio un rarissimo capolavoro di armoniche commistioni dark: in Friendly Fires la voce somiglia a un eco lontano e disturbato da riverberi e feedback, come i The Jesus And Mary Chain saranno poi magnificamente in grado di fare. In questo genere di suono, quello che potrebbe essere scambiato per un puro e semplice rumore fastidioso, quasi assordante, è in realtà la perfetta trasposizione del tormento in melodia: il disturbo avvertito dall’ascoltatore è niente di meno che il disagio sentito e volontariamente espresso dall’artista stesso. Ci troviamo agli estremi della musica introspettiva che affida al suono la trasmissione del tipico sentimento di cupo isolamento.

Pochi artisti riuscirono a realizzare una così perfetta e armonica unione di suono e senso, ma, tra questi, i Joy Division si fecero a tal punto cantori di una malinconia, di una solitudine e di un’introspezione tormentata, da creare attraverso le loro atmosfere spettrali un vero e proprio universo, profondo e disperato – identificabile nell’interiorità del cantante Ian Kevin Curtis – che invade lo spettatore di sentimenti disarmanti, capaci tuttavia di esaltare invece di avvilire. Abissali e struggenti sono i testi poetici scritti da Ian dietro ai quali si cela una sofferenza psicologica e leganti indissolubilmente alla sua profonda, quanto inconfondibile, voce. Quest’ultima si amalgama alla melodia e risalta perfettamente nella psichedelica musica fatta di suoni lineari e semplici ottenuti attraverso una chitarra il cui suono ricorda quello di un eco.
I Section 25 ne subirono decisamente il fascino, tanto da realizzare nel loro primo album un perfetto punto di incontro tra il suono bass driven di Metal Box dei PiL e il minimalismo (pre)post-punk dei Joy Division.

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Tali commistioni risuonano con veemenza in quasi tutti i pezzi di Always Now: Dirty Disco, Be Brave, New Horizon, Haunted e Charnel Ground per citarne alcuni, e raggiungono l’apice in brani come Loose Talk – è consigliato, a tal proposito, l’ascolto di New Dawn Fades dei Joy Division –, Up To You il cui ritmo ricorda quello di Dead Soul (Joy Division) e lo accelera, C.P. per il suono della tastiera, Oyo Achel Ada con un ritmo tribale spaventosamente memore di numerosi pezzi dei Public Image Limited, After Image e Girls Don’t Count prodotta da Ian Curtis insieme a Rob Gretton.

La ristampa di questo formidabile disco (uno dei 5/6 migliori album degli anni che vanno dal 1978 al 1981) appare quindi come un’occasione per rimettere in circolo un’ampia gamma di suoni fortemente espressivi e suggestivi, che hanno ispirato e affascinato artisti di molteplici e rinomate correnti musicali, ma che sono maledettamente andati perduti con gli anni.

Approfittate dell’occasione e andate ad acquistarla: troverete, oltre alle 10 gemme dell’uscita originale, i non-singoli Charnel Ground, Je Veux Ton Amour e Girls Don’t Count, alcune interessanti Bonustracks, Peel Session e il completo live show registrato a Groningen (Olanda). Il package della ristampa è disegnato da Peter Saville. La Factory è aperta; always now.

 Federica Romanò e Luca Romanò

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