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Riuscite a immaginare
Lo Squalo
senza la sua colonna sonora? E Star Wars? Che siano alieni, conflitti mondiali o spaziali, storie d’avventura, mostri, streghe, maghi o supereroi, nessuno ha saputo eguagliare la carica fantastica delle composizioni di John Williams. Grazie alla fortunata collaborazione con Steven Spielberg, Chris Columbus e George Lucas il compositore ridefinì i canoni del cinema fantasy e rielaborò gli standard dei blockbuster. Soparattutto, grazie all’uso sfrontato della tecnica del leitmotiv le composizioni di Willams attecchiscono nella memoria dello spettatore, che difficilmente riesce a scordarle, diventano link diretto del film o della saga.

Star Wars

Il sodalizio con Lucas vede l’apice nella realizzazione dei primi tre capitoli della saga di Guerre Stellari. Diversamente dal duo Leone-Morricone, la coppia Lucas-Williams struttura la colonna sonora contemporaneamente allo sviluppo della sceneggiatura: in entrambi i casi, la forza della pellicola è data dalle musiche, ma la differenza consiste – oltre al genere trattato – nella forza generata dai leitmotiv di Williams, che diventano la colonna portante dell’intero franchise. Per un totale di otto capitoli, l’orchestra sinfonica diretta da Williams presenta un assortimento di cinquanta temi musicali, nati soprattutto con i primi due capitoli, che rappresentano i principali personaggi o le dinamiche più tipiche. Le partiture si ripetono seguendo diverse sfumature, dalla combinazione dello stile tardoromantico di Richard Strauss alle musiche Golden Age di Erich Korngold e Max Steiner, agli omaggi a Sergei Prokofiev e Igor Stravinsky. Il motivo di questa scelta? Il desiderio di George Lucas era quello di alludere a un’ambientazione fantastica, piuttosto che fantascientifica, e si rivelò necessario ricreare questa illusione proprio attraverso il sonoro. Il risultato fu un’eccezionale resa emotiva: che sia un personaggio, un luogo, un elemento della trama o un umore, Williams scava a fondo nelle sue peculiarità, componendo ad hoc musiche memorabili, come nel caso della celebre The Imperial March per Darth Fener. Non solo. Le suggestioni delle musiche emergono anche nei momenti inaspettati, come nel caso del tema di Anakin in Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma, che allude al suo oscuro futuro prossimo. Una cosa è certa: immaginare questa saga senza la sua colonna sonora è impossibile. Vi immaginate l’inizio di un qualsiasi capitolo senza il Main Title Theme?

Indiana Jones

La collaborazione con Lucas e Spielberg prende una nuova piega negli anni Ottanta con la saga di Indiana Jones. L’idea vede come protagonista un archeologo le cui vicende prendono spunto dal cinema adolescenziale avventuroso, sviluppato attraverso la giustapposizione di toni umoristici, romantici e d’azione. Di conseguenza, anche le composizioni di Williams cambiano: se in Star Wars l’intento era quello di rafforzare la carica fantastica, qui è di enfatizzare la personalità dell’eroe e le caratteristiche delle location. La connessione con la precedente saga si avverte in particolare nei temi legati ai personaggi femminili e nella percezione al contempo eroica e ironica del protagonista, unita a un senso di suspense. Il leitmotiv di Indiana Jones è infatti in crescere e alimenta la sensazione di attesa, sino a esplodere una volta raggiunto il culmine con il tuonare degli strumenti. Il risultato è un ottimo prodotto di intrattenimento, dall’umorismo leggero e sottile, capace di catturare ogni genere di target.

Jurassic Park

Il parco tematico ideato da Micheal Crichton nel 1993 vede la sua trasposizione cinematografica nel 1993 grazie a Spielberg, che non poté sottrarsi alla collaborazione con il talento di Williams: solo le sue composizioni sarebbero state in grado rafforzare il senso di stupore e meraviglia dei visitatori nel momento in cui entrano in contatto le creature del passato. La colonna sonora si permea di atmosfere cupe che sottolineano le scene drammatiche e d’azione, fondendo horror e avventura. A questa mescolanza Williams risponde con la versatilità delle musiche: i ritmi orchestrali guidati dagli archi danno forza ai momenti eroici e d’azione, ma servono anche a caratterizzare Isla Nublar, mentre i ritmi elettronici conferiscono suspense. Il tema principale ha un retrogusto fantastico e romantico ma, al fine di rafforzare il senso di orrore – come avvenne ne Lo squalo –, è ritmato e cresce sfruttando i bassi.

Mamma, ho perso l’aereo

No, non si tratta di una saga epica come le precedenti, anzi. Ma è d’obbligo citarla come pellicola di passaggio generazionale. I suoi capostipiti, come Goonies o Stand by me, identificano nel bambino un nuovo modello di protagonista, che tuttavia non assurge mai al ruolo di eroe, riservato per lo più agli adolescenti o ai bambini nei film di animazione, né sconfigge direttamente il nemico. In Mamma, ho perso l’aereo, invece, Kevin McCallister (Macauley Culkin) è padrone del proprio volere e vive l’intrusione di due ladri in casa sua come se fosse un’avventura. Di conseguenza, le scene di azione si tingono di note pop che sfruttano i sintetizzatori (vedi Setting The Trap), rimanendo sempre in linea con il contesto natalizio del film. Per rafforzare la descrizione dell’ambientazione vengono inseriti arrangiamenti vocali di Leslie Bricusse, come in Somewhere in My Memory e Star of Bethelem, nelle quali emerge un riferimento a Tchaikovsky che regala alla traccia quel tocco magico e fantastico collegato al senso di innocenza del bambino. Seppur meno affermati, uscirono diversi sequel, ma nessuno riuscì a replicare il successo dei primi due capitoli. Non a caso, Mamma, ho perso l’aereo rimase la commedia live action con il maggior incasso di tutti i tempi negli Stati Uniti, sino all’uscita del 2011 di Una notte da leoni 2.

Harry Potter

Il Duemila potrebbe essere definito il decennio (quasi ventennio) dei grandi franchise, tra i quali spicca il celeberrimo maghetto inglese. Il caso di Harry Potter è emblematico per diversi motivi: dal successo planetario dei libri (tradotti in ben settantasette lingue, tra cui latino e greco antico) e dello spin off Animali fantastici e dove trovarli, sino al merchandise e ai parchi tematici. In buona parte, questo successo è dovuto all’iniziale trasposizione cinematografica diretta da Chris Columbus e alle solide scelte scenografiche e musicali dei film, tanto che è impossibile scinderli dai libri. Immaginate Harry Potter senza Hedwig’s Flight, dal suono semplice e puro, che con il suo crescendo trasmette il giusto senso di panico allo spettatore e infine esplode con il suono del corno. I toni incantati del leitmotiv ritornano nell’intera colonna sonora secondo diverse sfaccettature: The Arrival of Baby Harry sfrutta cori, campane e fischiettii, collegandosi al precedente Mamma, ho perso l’aereo, mentre il violino distorto preannuncia la verve comica di Hook – Capitan Uncino. John Williams compose le colonne sonore dei primi tre capitoli adeguandosi parzialmente alle direttivi dei registi: se il primo capitolo, Harry Potter e la pietra filosofale, rappresenta il marchio di fabbrica della saga, La camera dei segreti delinea le note dark della saga. È con Il prigioniero di Azkaban, affidato ad Alfonso Cuaron, che si modificano i canoni del film e, di conseguenza, le caratteristiche della colonna sonora: gli abiti informali e contemporanei si traducono nella possibilità di arricchire le musiche con influenze jazz e valzer, pur mantenendo sempre un tocco ironico e avventuroso. La suggestione di Star Wars è presente anche in questa saga, in particolare nelle scene delle partite di Quidditch, che riprendono i motivi delle battaglie spaziali. Nonostante le colonne sonore dei successivi capitoli non siano firmate da John Williams, è indubbia la sua influenza, improntata sulla sua prerogativa esclusiva: l’incanto.

Daniela Addea

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